mercoledì 28 dicembre 2016

Uomini sull'orlo di una crisi di nervi


Noam Chomsky è un famoso teorico della comunicazione e professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology. Ha teorizzato la celebre "distrazione di massa": la manipolazione sociale consistente nel distogliere l’attenzione dello spettatore dai temi che toccano in modo importante la sua vita. Parte di questa teoria spiega come utilizzare l'emozione nella comunicazione, piuttosto che l'aspetto razionale, al fine di generare un corto circuito dell'individuo e aprire la porta dell'inconscio per instillare paure e timori infondati. Un'altra parte della stessa teoria, denominata “problema-reazione-soluzione”, spiega come sia possibile creare un problema, una “situazione” prevista, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure o delle ragioni che si desiderano far accettare.

Spiace constatare come, nelle uscite di fine anno e di fine mandato di questa Amministrazione, pare siano state grossolanamente applicate proprio queste teorie. Da che mondo è mondo, le minoranze formulano quesiti, pongono questioni e comunicano pubblicamente pareri ed opinioni sulle scelte politiche delle maggioranze. Se queste rimangono convinte del loro operato continuano a sostenere le proprie scelte (vedi teleriscaldamento) senza indugiare o presentare dimissioni (vedi Astimusica). Sono le regole, l'ABC della democrazia, evidentemente mal sopportate da chi gli preferisce il pensiero unico dominante. Capita allora di assistere alla saga dell'incomprensibile: assessori che, a fronte di obiezioni politiche, si dimettono dai ruoli tecnici mantenendo quelli politici, sindaci che montano casi là dove non esistono adducendo la "reazione della gente" per darsi ragione ma guardandosi bene dal rispondere nel merito delle obiezioni, partiti che tentano immediatamente di cavalcare l'emotività popolare per sostenere battaglie chiaramente artefatte anziché tentare di capire cosa sia realmente accaduto.

Si tratta degli ultimi fuochi d'artificio di un'Amministrazione sull'orlo di una crisi di nervi che, anziché occuparsi dei reali problemi dei cittadini, si adopera a tenerli col naso all'insù per nascondere la desolazione sottostante, fatta di 5 anni di propaganda e scelte politiche sbagliate. Ma guai a chi le evidenzia.

Il Consigliere di Minoranza
Clemente Elis Aceto

lunedì 19 dicembre 2016

Caro Sindaco, tra un po' verrà Babbo Natale


Caro Sindaco,

in merito alla tua risposta al comunicato stampa della Minoranza consiliare, leggibile qui, ti faccio sommessamente notare che:
  1. Tu dici: "Non è vero che viene leso il "diritto al riposo" dei consiglieri, in quanto quel giorno tutti gli uffici e tutte le attività lavorative funzionano regolarmente".
    Io dico che i cittadini hanno perfettamente compreso che non ponevamo questioni riguardanti il nostro "diritto al riposo" leso, ma al fatto che, come tu stesso affermi, "tutte le attività lavorative funzionano regolarmente" e la stragrande maggioranza dei Consiglieri, lavorando, non è detto possa presenziare a una commissione convocata alle 15.30 di giovedì, così come non possono agevolmente farlo i cittadini che, per fortuna, lavorano e normalmente prendono parte alle commissioni consiliari.
  2. Tu dici: "La minoranza trova sempre un pretesto per dire no a tutto"
    Io dico che questa è la solita "retorica del no" volta a screditare chiunque canti fuori dal coro esprimendo posizioni differenti al mainstream dell'Amministrazione. A volte saper dire di no è un pregio, non un difetto, soprattutto se lo si fa verso un’opera nata senza strategia, senza coinvolgimento, senza trasparenza, senza una sana concorrenza di progetti.
  3. Tu dici: "in questi giorni ha persino votato contro il bilancio comunale mettendo a rischio i nuovi fondi per le scuole (2.900.000 euro), per le frazioni (900 mila euro), per le telecamere (600 mila euro), per le periferie (7 milioni di euro) e la riduzione della tassa rifiuti."
    Io dico che tentare di utilizzare lo stesso stratagemma lessicale che ha utilizzato Renzi per la riforma costituzionale, ipotizzando una certa credulità dei cittadini,  non rende onore alla tua intelligenza: è ovvio che nel calderone del Bilancio previsionale 2017 ci siano pochissimi provvedimenti ritenuti positivi anche dalla Minoranza, ma è papparsi tutta la minestra zeppa di scelte che non condividiamo che non ci piace e per questo abbiamo votato contro.
  4. Tu dici: "progetto -quello del teleriscaldamento- che migliora l'ambiente in tutta la città e soprattutto nella zona dell'ospedale"
    Io dico che bisognerebbe spiegare ai cittadini su quali studi tecnici basi le tue asserzioni. Dal momento che risulta che mai siano stati acquisiti, da te o dagli uffici tecnici del Comune, pareri indipendenti ed obiettivi. La tua base di giudizio si fonda per caso sui dati di parte del progetto depositato da ASP/AEC/IREN? ARPA, in conferenza dei servizi, dichiara che permangono carenze documentali quali i dati ed i calcoli a supporto dei valori delle emissioni". Come dire che si tratta di semplici promesse non documentate di riduzione dell'inquinamento.
  5. Tu dici: "garantisce risparmi all'Asl"
    Io dico che tale promessa si basa sull'ipotesi dell'allaccio dell'ASL mai confermato, neppure ultimamente. E nel caso non si allaccino neppure i 500 condomini sperati, il risultato sarebbe addirittura di un doppio inquinamento.
  6. Tu dici: "Abbiamo scelto di convocare la commissione alle 15,30 anziché alle 18 per dare più tempo a tutti di intervenire e speriamo che siano molti i cittadini presenti, per approfondire il merito del progetto"
    Io dico che tra un po' verrà Babbo Natale con la slitta e le renne.
Il Consigliere comunale
Clemente Elis Aceto

sabato 17 dicembre 2016

Le mani sulla città


Giovedì 22 dicembre alle ore 15.30 il Presidente del Consiglio comunale ha convocato le commissioni comunali congiunte nella sala consiliare di Palazzo civico per presentare la variante di PRGC per la localizzazione dell'impianto di teleriscaldamento nell'area dell'ospedale Cardinal Massaia.

Si tratta di un inaccettabile atto di arroganza che, considerata la data e l'ora di convocazione, non tiene conto della delicatezza dell'argomento perché non consente la massima partecipazione di Consiglieri e cittadini. Una mancanza altresì di rispetto nei riguardi dell'intero Consiglio comunale e dei cittadini che partecipano alle commissioni, oltre a denotare assenza di democrazia. Questo atto d'imperio dimostra tutta la debolezza dell'Amministrazione che, con ogni mezzo, tenta di evitare il dialogo e il confronto con i cittadini.

Dopo 4 anni di immobilismo e di ripetuti fallimenti amministrativi e decisionali (presidenza della Provincia, poltrone CRAT, ecc..) il Sindaco vuole compromettere definitivamente il futuro della città consegnando per 30 anni le chiavi del teleriscaldamento ad ASP ed AEC che lo vogliono realizzare nell'area dell'ospedale.

Nonostante tutto, noi ci saremo per dare battaglia e invitiamo tutta la popolazione a partecipare alla riunione delle commissioni. Chiederemo inoltre la convocazione urgente di un Consiglio comunale aperto su questa pratica.

Tutta la Minoranza consiliare
Aceto, Bosia, Coppo, Ferrero, Galvagno,
Garrone, Giargia, Imerito F., Imerito G., Lattanzio,
Quaglia, Scognamiglio, Serpa, Vespa

venerdì 9 dicembre 2016

Astimusica: per il Comune solo più gli oneri e nessun onore


La rassegna musicale “Astimusica” che il Comune di Asti continua ad organizzare avvalendosi di ASP S.p.A., resta un momento culturale e di promozione per la nostra città molto apprezzato dai cittadini. La manifestazione merita senza dubbio di essere ulteriormente valorizzata e migliorata, anche con il contributo dei privati.

Tuttavia riscontriamo un problema gestionale che si va a mescolare al marasma generale della scarsa chiarezza e trasparenza che caratterizza i rapporti tra Comune e la partecipata ASP.
Infatti non si capisce perché il Comune non si avvalga di gara pubblica per l’affidamento di questo servizio alla Città, così come prevede il Codice dei Contratti, ma si rivolga liberamente ad ASP per questo ed altri servizi che non sarebbero di sua competenza e che la legge non prevede. Per sostenere l’organizzazione e lo svolgimento di “Astimusica”, il Comune eroga contributi economici ad ASP, l'ultimo dei quali è del 6 dicembre 2016 e ripiana ad ASP i mancati introiti per la scarsa risposta, in termini di pubblico, all'esibizione di Vinicio Capossela. Sulle delibere di Giunta viene citata una convenzione che parrebbe addirittura inesistente.

Alla fine il Comune eroga contributi, cede la competenza delle sponsorizzazioni, l'utilizzo del marchio, del servizio di biglietteria e del suolo pubblico, oltre al supporto della direzione tecnica e della direzione artistica a titolo gratuito. Quest’ultima, svolta dall'Assessore alla cultura, contribuisce inoltre a rendere ancor meno netti i confini pubblico-privato. Come se tutto ciò non bastasse, ecco che sotto l’albero di Natale di ASP compare la delibera di Giunta per l'integrazione del contributo pubblico volto a ripianare le perdite. A questo punto non sarebbe stato meglio continuare ad organizzare la manifestazione in proprio? Socializzando le perdite e capitalizzando i ricavi saremmo tutti capaci a fare gli imprenditori. Il Comune di Asti non dovrebbe assecondare tale tipo di comportamento poco virtuoso delle proprie partecipate perché tende a non responsabilizzarle in merito alle scelte intraprese.

Abbiamo presentato un'interpellanza per avere dal Sindaco risposte che facciano un po’ di chiarezza su questa commistione pubblico-privato che favorisce esclusivamente il privato, oltre a generare aloni di scarsa trasparenza o addirittura conflitto di interesse.

I Consiglieri comunali
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia

mercoledì 7 dicembre 2016

L'Amministrazione dà i numeri


Il Consiglio comunale di Asti è composto da 32 Consiglieri. L'attuale regolamento per il funzionamento degli organi collegiali stabilisce un numero di Consiglieri pari a metà dell'assemblea, cioè 16, affinché le sedute di Consiglio siano ritenute valide. La legge stabilisce che siano i comuni ad auto-regolamentarsi stabilendo il proprio numero legale ma, in tutti i casi, questo non potrà essere inferiore a 1/3 dell'intera assemblea: 11 nel caso di Asti. 

Dopo un tentativo già effettuato ad inizio mandato, durante la Conferenza dei Capigruppo svoltasi il 23 novembre 2016, è stata effettuata una sommaria analisi della proposta di diminuzione del numero legale necessario per lo svolgimento delle sedute del principale organo politico-decisionale cittadino, espressione del voto popolare. In quell'occasione, il Gruppo consiliare #unitisipuò espresse già netta contrarietà. Nel pomeriggio di oggi, 06 dicembre 2016, è stata recapitata ai Capogruppo una bozza di delibera e modifica del regolamento finalizzata alla riduzione del numero legale da 16 a 13.

Non possiamo che essere contrari a una riduzione di questo tipo per svariate ragioni fra cui:
  1. Nel tempo il Consiglio comunale e i Consiglieri sono stati esautorati per legge e si ritrovano sempre più spesso a ratificare decisioni necessarie o prese altrove. Togliere ai Consiglieri persino la possibilità di contare numericamente vorrebbe dire annullare definitivamente la loro funzione svilendo il loro lavoro.
  2. La Minoranza, in quanto tale, è da sempre meno influente per le decisioni fondamentali ed ha storicamente utilizzato proprio i suoi numeri per tentare di farsi ascoltare. Rendere ancor più ininfluenti i suoi numeri vuol dire annichilirla per sempre alla faccia del rispetto della pluralità di idee.
  3. Un numero legale alto "costringe" i Consiglieri, in maniera positiva, alla partecipazione ai lavori consiliari. Trattandosi dei rappresentanti dei cittadini, sarebbe quindi auspicabile incentivare e non disincentivare la loro presenza in aula.
  4. Troviamo una stortura democratica il fatto che le sorti di una città di 73.000 abitanti possano essere controllate e decise da 13 persone. I regolamenti devono essere pensati per valere anche nelle situazioni limite: in caso di presenza in aula di soli 13 consiglieri, alla Maggioranza basterebbero 7 Consiglieri per approvare le delibere.
  5. In virtù della possibilità di "giocare" sulle presenze dei Consiglieri, con margini di azione più ampi, si rischierebbe di fomentare accordi tra forze politiche basati sulle assenze in aula anziché sul merito dei provvedimenti.
  6. Un numero legale più alto costringe a una migliore selezione dei futuri candidati consiglieri e al contenimento del numero delle liste presentate alle amministrative, riducendo così la possibilità che insorgano fenomeni di ricattabilità dell'Amministrazione.
  7. La discussione di un provvedimento con un maggior numero di Consiglieri in aula favorirà certamente una maggiore qualità della deliberazione finale. 
  8. Il risultato del recente referendum costituzionale, in termini di volontà di partecipazione, suggerirebbe di non ridurre la presenza dei cittadini, attraverso i propri rappresentanti, nei processi decisionali.
Per queste e molte altre ragioni chiediamo all'Amministrazione di ritirare dal tavolo di discussione qualsiasi provvedimento disincentivi la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini.

Il Gruppo consiliare #unitisipuò
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio

lunedì 14 novembre 2016

Le elezioni provinciali e il Partito della Nazione astigiano


Ci congratuliamo con gli eletti al Consiglio e alla presidenza provinciale e auguriamo loro buon lavoro! 
L’esito del voto tuttavia ci consegna la seguente constatazione definitiva: il centro-destra continuerà ancora a presiedere la Provincia di Asti per i prossimi quattro anni. Quello che sembrava un incidente di percorso dovuto all'ostinazione del Sindaco di Asti Fabrizio Brignolo, a seguito della sua decadenza a causa della permanenza nel C.d.A. della Cassa di Risparmio locale, si è trasformato in una conclamata sconfitta politica di larga misura. Abbiamo caldeggiato, con simpatia e convinzione, la candidatura a Presidente di Barbara Baino e purtroppo siamo amareggiati e delusi dal fatto che, la Maggioranza del Comune di Asti in generale, e il PD in particolare, non abbiano saputo creare la sufficiente convergenza e unanimità al loro interno su tale designazione. Invitiamo pertanto i loro componenti ad un'approfondita e critica analisi delle dinamiche che hanno portato all'affossamento della loro stessa candidata alla presidenza, in perfetta prosecuzione della "strana" politica di cessione al centro-destra del governo dell'Ente cominciata dall'attuale Sindaco del Capoluogo 2 anni fa.

In questo panorama politico sconfortante del Comune di Asti, il Gruppo consiliare di minoranza #unitisipuò ha cercato d’interpretare le istanze periferiche e di dare rappresentanza anche ai paesi più piccoli ed emarginati della Provincia. Abbiamo l’orgoglio di aver contribuito alla presentazione della lista "Provincia civica" e all'elezione di un Consigliere provinciale con queste caratteristiche: Giorgio Fedele Brosio, di Cortandone, a cui va la nostra riconoscenza per averci aiutato a dimostrare che è possibile far politica diversamente, in maniera trasparente, partecipata e concreta.

Convinti che questo non sia un punto di arrivo ma un punto di partenza, manifestiamo la nostra gratitudine agli altri candidati della lista e agli attivisti per l’impegno profuso, ringraziamo gli elettori per la fiducia accordataci assicurando che ci impegneremo, seppur in posizione minoritaria, a supportare gli eletti per vigilare sulla trasparenza degli atti amministrativi dell’Ente, per contribuire a risolvere  le complesse problematiche del trasferimento dei contributi governativi, per aprire un canale di comunicazione, di dialogo e di ascolto reciproco, dando voce veramente a tutti gli amministratori locali dell’intero territorio provinciale.


Il Gruppo consiliare #unitisipuò del Comune di Asti
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio

domenica 6 novembre 2016

La Riforma costituzionale cangiante che rinvia decisioni fondamentali


La Riforma costituzionale, su cui saremo chiamati ad esprimerci con il referendum il prossimo 4 dicembre, contiene in moltissimi casi rimandi a successive leggi costituzionali e/o regolamenti ancora assolutamente da scrivere, decidere e definire nei contenuti.

Per esempio:
  1. secondo il nuovo art.64, "Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni". In sostanza la maggioranza di governo deciderà e scriverà, successivamente all'approvazione della riforma, il regolamento delle minoranze. La maggioranza potrebbe approvare un testo lesivo dei diritti dei meno rappresentati.
  2. la regolamentazione e l'effettiva introduzione dei referendum propositivi e d’indirizzo è rinviata a successive leggi costituzionali e ordinarie (esattamente bicamerali come ora). Anche la Costituzione entrata in vigore nel 1948 prevedeva gli attuali referendum abrogativi ma son passati decenni prima di riempirli di contenuti e poterli utilizzare davvero.
  3. l'applicazione della clausola di supremazia, il nuovo titolo V e la rappresentanza nel nuovo Senato delle Regioni a statuto speciale (che con 9,1 mln di cittadini rappresentano un sesto del Paese) sono rinviati a data da destinarsi, a seguito dell'approvazione di una legge costituzionale redatta d'intesa tra le stesse Regioni e lo Stato, ammesso che si accordino.
  4. i Consigli regionali eleggeranno i nuovi Senatori, secondo l'art.57 "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi". Come verrà declinata a livello regolamentare e operativo un'elezione conto terzi di questo tipo?
  5. l'obbligo di discutere le leggi di iniziativa popolare, le cui firme necessarie alla presentazione sono state triplicate passando da 50.000 a 150.000, è rinviato ai regolamenti parlamentari mentre sarebbe stato meglio inserirlo direttamente in Costituzione.
La Costituzione è una cosa importante, sono le regole del "gioco democratico", sono le fondamenta della casa repubblicana che ci accomuna e garantisce a tutti, ma proprio tutti, di essere correttamente rappresentati. E' troppo importante per poter essere approvata su basi importantissime ancora tutte da decidere, concordare e scrivere.

Il Consigliere comunale
Clemente Elis Aceto

venerdì 4 novembre 2016

Svolgeremo un ruolo costruttivo e di stimolo con lealtà e spirito di servizio


Provincia Civica si presenta all'Elettorato Provinciale ringraziando per primi quei 73 Consiglieri e Sindaci che, senza pregiudizi, con la loro firma hanno compiuto un atto di democrazia permettendo alla lista di partecipare alla competizione del 13 novembre per il rinnovo del Consiglio Provinciale. E’ altresì lieta di farsi conoscere a tutti i Cittadini che, in conseguenza della riforma Del Rio, hanno perso il diritto di scegliere direttamente chi li rappresenterà.

Provincia Civica nasce nel modo più fisiologico e naturale in una democrazia sana, ovvero con una proposta che parte dal basso tra gli aventi diritto a questo voto. Attraverso comunicati stampa e passaparola, infatti, è stata rapidamente convocata, a causa dei tempi ristrettissimi in cui si è chiamati ad agire, un'assemblea pubblica al termine della quale, nella trasparenza e partecipazione di tutti i presenti, cinque amministratori in carica si sono candidati al ruolo di “Consigliere Provinciale” con l'intenzione condivisa di assumere il ruolo di “Soggetto Politico" alternativo, di controllo e di proposta, indispensabile in democrazia.

Nessuno può sapere ora quale sarà il destino delle Provincie, legato all'esito del Referendum del 4 dicembre. La cosa certa è che Provincia Civica si presenta per svolgere con lealtà e spirito di servizio, un ruolo costruttivo e di stimolo affinché le competenze che spettano a questo Ente siano espletate nel migliore dei modi e nell'esclusivo interesse dei cittadini. Contestualmente non trascurerà di eseguire un'attenta funzione di controllo sull'operato della maggioranza e si propone, attraverso il dialogo con i Cittadini e le Municipalità, come punto di riferimento concreto per tutto il territorio provinciale.

Ad oggi, dall'esperienza della formazione della lista e la raccolta firme necessarie per la sua presentazione, scaturisce una constatazione che non può essere taciuta: esiste una seria limitazione di democrazia in questo metodo elettorale degli enti di secondo livello. In primo luogo, i tempi strettissimi rendono difficile l’organizzazione della campagna elettorale in un'ottica di confronto democratico con gli elettori. In secondo luogo, la carenza di comunicazione e informazione ufficiale non favorisce una partecipazione adeguata da parte di tutti i consiglieri dei territori provinciali.

Da parte nostra, proseguendo sulla strada intrapresa per promuovere la democrazia diretta, la trasparenza, la partecipazione attiva ed efficace e la condivisione, attiveremo da subito una serie di incontri in Provincia invitando i Sindaci e i Consiglieri Comunali per uno scambio di opinioni.

I Candidati di “Provincia Civica”
Giorgio Brosio (Cortandone)
Andrea Giroldo (Moncalvo)
Carlo Vitali (Vinchio)
Anna Bosia (Asti)
Clemente Elis Aceto (Asti)

giovedì 3 novembre 2016

La rappresentanza territoriale con Regioni non rappresentate


Come tutti ormai sappiamo, la riforma costituzionale prevede che i nuovi componenti del Senato siano scelti tra coloro i quali ricoprono la carica di consigliere regionale o sindaco. In particolare il nuovo Senato, che nelle intenzioni degli estensori dovrebbero rappresentare i territori, sarà costituito da 74 consiglieri regionali + 21 sindaci + 5 nominati dal Presidente della Repubblica.

Già non si capisce che tipo di rappresentanza territoriale possano dare 5 Senatori nominati dal Presidente della Repubblica e secondo quali criteri dovrebbero essere scelti affinché questo avvenga. Ma in quanto a rappresentanza territoriale la riforma fa molto peggio...

Che sia scritta male lo hanno detto e ripetuto in tanti, anche gli stessi sostenitori del Sì. Però è certo che, anche dal punto di vista formale, la legge Renzi-Boschi-Verdini-Alfano presenta pecche piuttosto gravi.

Il legislatore non ha infatti tenuto in debita considerazione che, secondo gli Statuti delle Regioni a statuto speciale attualmente in vigore, i consiglieri regionali non possono ricoprire contemporaneamente le cariche di Senatore, deputato nazionale o deputato europeo. Per esempio, L’art. 3, comma 7 dello Statuto della Regione Sicilia recita infatti: "L'ufficio di Deputato regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo".

I Consiglieri di queste Regioni, una volta scelti per far parte del nuovo Senato, si dovrebbero dimettere per assumere la carica di Senatore, cessando così la loro rappresentanza territoriale all'interno di quella Camera. Ma una volta rassegnate le dimissioni, poiché non più consiglieri regionali, non potrebbero assumere la carica da Senatore. Si creerebbe così un difetto di rappresentanza delle Regioni che avrebbero come unici rappresentanti in Senato i sindaci.

Per porre rimedio a questa stortura occorrerà una modifica degli Statuti delle Regioni autonome, che dovrà avvenire con legge costituzionale su intesa con le Regioni interessate. Ma la riforma costituzionale subordina e rinvia a future intese con queste Regioni anche la possibile applicazione del nuovo titolo V su cui gli stessi Enti potranno esercitare un potere di veto, rifiutando l’intesa, su qualunque ipotesi di modifica statutaria o finanziaria o di assetto di competenze ritenute sfavorevoli... Alla faccia della semplificazione e della velocizzazione!

Questa è solo una ragione in più per respingere al mittente questa sgrammaticata riforma.

Il Consigliere comunale
Clemente Elis Aceto

mercoledì 2 novembre 2016

Le scelte sul futuro riguardano tutti


La vicenda Enofila dimostra ancora una volta la scarsa lungimiranza e capacità di progettazione a medio-lungo termine dell'attuale Amministrazione. A fronte del faticoso lavoro necessario all'attivazione, in quel contenitore, di possibili volani di sviluppo socio-economico per la città, si attua ancora una volta una molto più semplice e sbrigativa scelta conservativa: liberarsi dei costi di gestione di quella struttura regalandola di fatto alla Regione Piemonte. Si cancellano così opportunità di investimento, innovazione, ricerca, evoluzione economica e creazione di nuovi posti di lavoro per ricacciare prepotentemente la nostra città nello status quo.

Praticamente con un singolo e repentino atto, l'attuale Giunta getta alle ortiche un patrimonio locale costruito negli anni che, tra ristrutturazioni e costi della Società di gestione, ammonta a decine di milioni di euro, superiore persino all'intero PISU, i finanziamenti europei che hanno contribuito allo sviluppo della parte ovest della città: in un colpo solo si sceglie di consegnare alla Regione Piemonte quanto faticosamente conquistato, in termini finanziari e attraverso diverse amministrazioni, per la realizzazione delle opere di sviluppo urbano.

Perchè la Regione Piemonte dovrebbe collocare i suoi uffici all'Enofila che è stata ristrutturata con fondi destinati al nostro territorio e non li colloca, per esempio, in altro contenitore vuoto della città già di sua proprietà, ristrutturandolo con fondi propri?

Considerato che la scelta riguarda anche e inevitabilmente un pezzo di futuro dell'intera città e valutato l'imponente patrimonio economico coinvolto, il buonsenso avrebbe suggerito un coinvolgimento dei cittadini e delle forze di minoranza. E' stata invece attuata con lo stesso metodo utilizzato per le scelte pregresse e con lo stesso concetto di democrazia che ha dimostrato di avere nel tempo questa Amministrazione: senza dire niente a nessuno.

Asti Possibile
I Portavoce Caterina Federico e Carlo Ventura
Il Consigliere di minoranza Clemente Elis Aceto

lunedì 17 ottobre 2016

Convocazione Assemblea degli Amministratori per le elezioni provinciali


In vista delle imminenti elezioni dell’Ente Provincia, i Consiglieri comunali di Asti del Gruppo di opposizione UnitiSiPuò fanno appello agli Amministratori di tutti i comuni della Provincia di Asti per impegnarsi a partecipare attivamente alla realizzazione di una lista alternativa, aperta e condivisa, nella quale sia dato prevalente spazio ai rappresentanti dei paesi più piccoli e periferici del nostro territorio. Allo scopo convocano una

Assemblea per Mercoledì 19/10/2016 alle ore 21 presso la Sala Platone del Municipio di Asti

a cui sono invitati tutti i Sindaci e Consiglieri della provincia per indicare e sottoscrivere la lista dei candidati ai quali affidare il mandato di contribuire al difficile governo di una Amministrazione pubblica in dissesto economico, di cercare di risolvere le complesse problematiche del trasferimento dei contributi governativi, di costituire un osservatorio trasparente di ciò che realmente sta avvenendo in questo ente, di aprire un canale di comunicazione, di dialogo e di ascolto reciproco, dando voce veramente a tutti gli amministratori locali dell’intero territorio provinciale.

Viceversa dietro le attuali manovre politiche dei partiti di maggioranza è facile intravedere una sbrigativa pretattica intesa a presentare ancora una volta all’elettorato, costituito dai soli Amministratori di tutti i paesi della Provincia di Asti, una proposta preconfezionata e blindata, senza nessuna possibilità di partecipare concretamente alla selezione prima e alla scelta poi dei componenti della prossima Giunta Provinciale e tanto meno della sua Presidenza.

Il Gruppo consiliare di Asti #unitisipuò
Massimo Scognamiglio
Anna Bosia
Clemente Elis Aceto

giovedì 13 ottobre 2016

Si è sempre la precedente Amministrazione di un'altra


Apprendiamo ed apprezziamo l’azione dell'Amministrazione nell'aver dato finalmente corso all'appalto dei lavori di asfaltatura di Strada Laverdina. Lavori che andranno così a ultimare buona parte delle opere di urbanizzazione mancanti da diversi anni a causa delle inadempienze del Consorzio degli operatori che hanno costruito i palazzi e le ville in quella zona.

Leggiamo negli articoli di stampa che, secondo l'attuale Amministrazione, le responsabilità dei ritardi sarebbero da addebitarsi all'Amministrazione precedente disinteressatasi fin dal 2009 al completamento delle opere pubbliche di Strada Laverdina.

Non vorremmo che questo modo di operare diventasse uno sport (o spot?) politico tutto astigiano e che quindi in altre zone della città, come in Via Campassi, il completamento dell’urbanizzazione fosse demandato alla futura amministrazione comunale che, a sua volta, addebiterà responsabilità a chi l’ha preceduta.

Via Campassi, situata in villaggio Bellavista, è da tempo priva di asfalto e di illuminazione per circa un terzo della sua lunghezza con pregiudizio per la sicurezza delle circa 40 famiglie che vi abitano.
Con le prime piogge autunnali, la parte non asfaltata si trasforma in un vero e proprio pantano in cui ci si può cimentare in prove di rally che rendono difficoltoso e pericoloso per i residenti il raggiungimento delle proprie abitazioni.

Speriamo quindi che la vicenda non si trasformi nel solito bloccante rimpallo di responsabilità tra Consorzio di imprese che hanno costruito i palazzi, ditta appaltatrice dei lavori, Enti erogatori dei servizi. Situazione in cui il Comune ed il Sindaco devono esercitare fin da subito la loro opera di controllo per far si che Via Campassi non diventi una Strada Laverdina 2.

E’ da oltre due anni che quei cittadini astigiani vivono disagi quotidiani e certamente non vorranno sentirsi dire dal futuro Sindaco di Asti che la loro situazione è il risultato delle inadempienze delle ditte e del disinteresse della precedente Amministrazione.

Il Gruppo consiliare #unitisipuò
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio



lunedì 10 ottobre 2016

“Apriamo gli Occhi” sugli sprechi


A corollario dell'iniziativa di controllo del vicinato lanciata dall'Amministrazione astigiana, il 23 novembre 2015 avveniva la presentazione, presso il Bar Vittoria, di “Apriamo gli Occhi": un'App per Smartphone Android e iPhone. Tentando di approfondire la questione sotto il profilo politico-amministrativo ci sono sorte non poche perplessità.

Perplessità riguardanti le modalità seguite

L'amministrazione dichiara che "i tecnici informatici del nostro comune, dopo attenta e approfondita valutazione delle specifiche e delle problematiche da risolvere, in collaborazione con ASP hanno commissionato la realizzazione di questa APP che potrà senz'altro configurarsi come una svolta nel controllo del vicinato".
Dalle condizioni contrattuali che gli utenti devono accettare per poter usufruire dell'App apprendiamo che “ApriamoGliOcchi è una innovativa piattaforma di scambio di informazioni (“Piattaforma”) ideata da e di proprietà esclusiva di LMSC s.r.l. (“Gestore”)”. Ne consegue che la proprietà industriale ed intellettuale è unicamente di LMSC S.r.l., la società che ha realizzato l'applicazione.

Se l'intento è quello di soddisfare una sua esigenza riguardante la sicurezza, perché il Comune di Asti commissiona ad ASP un’App e non provvede direttamente all'individuazione di una società selezionata tramite bando?
Perché, a sua volta, l’ASP affida direttamente a LMSC S.r.l. l'incarico di sviluppare l'App senza ricercare la soluzione qualitativamente ed economicamente più conveniente tramite un bando, chiedendo magari aiuto al Comune?
L’iniziativa di creare l'App è del Comune o di ASP? Perché non si capisce bene… Perché lè partecipate son private quando si tratta di fare utili o prendere decisioni non condivise e diventano pubbliche quando si tratta di dividere costi o il rischio d’impresa.

Eppure i contatti diretti con LMSC S.r.l. non mancavano a questa Amministrazione...
Chi è LMSC S.r.l.? E' la società torinese che ha creato il portale www.LastMinuteSottoCasa.it (LMSC) contro lo spreco alimentare nei piccoli esercizi commerciali. Se n'è parlato alla presentazione del progetto in Municipio ad Asti il 24 febbraio 2015. Occasione in cui il Sindaco ha giustamente speso parole positive riguardanti il progetto: “L’innovazione sta proprio nel tipo di utilizzo che viene fatto della tecnologia, ha sottolineato il Sindaco Fabrizio Brignolo, Una innovazione che consente, da un lato un’evoluzione digitale dei piccoli esercizi commerciali di prossimità che altrimenti rimarrebbero schiacciati dalla forza di promozione sul web della grande distribuzione organizzata e permette, dall’altro, di far tornare nel negozio il consumatore, sempre più abituato all’acquisto online. Anche, evidentemente, con un effetto indiretto sull’ambiente grazie alla riduzione degli spostamenti in auto”.
Presenziava all'evento anche il Consigliere regionale Angela Motta che ha precisato: “L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Consiglio regionale che ne condivide l’impianto e che proprio mercoledì scorso ha dato avvio alla discussione nella Commissione Servizi Sociali della proposta di legge n° 41 “Promozione di interventi di recupero e valorizzazione dei beni invenduti”, di cui è prima firmataria, “augurandosi che al più presto la lotta allo spreco diventi legge regionale”.

Assistiamo giornalmente al fenomeno della globalizzazione anche e soprattutto sotto il punto di vista informatico. Tutto viene spostato sulla "nuvola" di Internet mentre noi continuiamo a patire il nostro provincialismo anche in queste cose: guadiamo al nostro orticello mentre il mondo guarda al mondo. Sono infatti già disponibili GRATUITAMENTE molte altre App simili ad "Apriamo Gli Occhi" con i vantaggi di essere ad uno stadio avanzato di sviluppo e utilizzo, di avere molti più utenti, di implementare più funzionalità, ecc... Siqura, Noruba, Shelly, Sos alarm house sono solo alcuni esempi di applicazioni per smartphone gratuite e simili, se non migliori, ad "Apriamo Gli Occhi".

Un'attenzione particolare merita poi il discorso dell'assenza di pubblicità in "Apriamo Gli Occhi": non è riportata da nessuna parte, neppure nelle condizioni contrattuali, l’eplicita assenza futura di pubblicità in questa App che ricordiamo essere di esclusiva proprietà di LMSC S.r.l.
Anzi è previsto, nei termini accettati dall'utilizzatore all'atto dell'iscrizione, che l'utente abbia il diritto di opporsi, in tutto o in parte, al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale o per sondaggi di opinione.

Perplessità circa le finalità perseguite

Non si capisce se l'App è finalizzata a incrementare la sicurezza pubblica o il decoro urbano. Nel primo caso dovrebbe essere il Comune a commissionare direttamente ad una società la realizzazione, senza passare da ASP che non ci risulta avere tra le mission aziendali la sicurezza. Per il secondo caso, cioè per il decoro urbano, avrebbe un senso il coinvolgimento dell'ASP. Peccato che il Comune di Asti sia già dotato di una App GRATUITA per questo scopo avendo aderito al portale www.decorourbano.org.

Insomma: poche idee e ben confuse.

A dimostrazione di ciò vi sono le dichiarazioni stampa e le risposte degli interessati alle interpellanze dei Consiglieri: l'AD di ASP Golzio dichiara in una risposta ad una interpellanza: "ASP ha investito nell'iniziativa poichè anche una riduzione minima dei costi di mantenimento del decoro urbano (nel pef 2016 il costo dello spazzamento e lavaggio è di 2.423.924) ripagano l'investimento di 11.500. L'obbiettivo infatti è che lo sviluppo della APP sul territorio induca comportamenti virtuosi ai cittadini in modo da "prevenire" fenomeni di maleducazione". Ma coi giornali è più vago: “Grazie a questo strumento tecnologico riusciremo a cogliere in tempo reale il gesto illecito, per cui chi compie l’atto improprio si sentirà l’attenzione della cittadinanza”
Peccato che l'App "Apriamo Gli Occhi" non preveda notifiche in "tempo reale" poiché priva di avvertimenti push: se il nostro vicino di casa segnala un tentativo di furto nella sua abitazione e non abbiamo l'App aperta davanti agli occhi non è previsto un sistema di avviso con un allarme emesso dallo Smartphone.
Lo sviluppatore dell'App ci spiega un utilizzo leggermente differente: "l’app servirà a segnalare situazioni sospette ai propri vicini: ogni utente avrà un user name e password, che saranno ottenute tramite registrazione con un documento di identità. Ogni utente programmerà l’area di riferimento entro la quale ricevere la segnalazione. Ogni utente, ovviamente potrà inserire una segnalazione che sarà letta dai vicini". Peccato, appunto, che non si ricevano notifiche delle nuove segnalazioni e il cittadino, per leggerle, debba stare perennemente davanti all'App aperta sul proprio smartphone.

Perplessità sulla gestione dei costi

Anche la gestione dei costi è lacunosa e ad oggi tutt'altro che chiara e definita: una prima risposta ad un'interpellanza indicava un costo di acquisto una tantum di 11.550 euro + IVA con due fasi di sviluppo già fatturate (4.620 + 3.465 euro + IVA). Immediatamente dopo, accortisi che un'App necessita "incredibilmente" di costi di assistenza, manutenzione, aggiornamento, ecc... è avvenuto il passaggio al pagamento di un canone di assistenza quadriennale di 9.750 euro + IVA.
Ma il bello deve ancora venire: il Comune di Asti ha affidato ad ASP la fornitura di un servizio per la sicurezza e il decoro urbano, ASP commissiona allora a LMSC S.r.l. lo sviluppo di un App per implementare e offrire tale servizio e gli corrisponde per questo un canone quadriennale di 9.750 euro + IVA. Si presuppone che il canone annuale copra i costi dell'intero servizio "chiavi in mano" e che comunque ogni altra eventuale spesa per la fornitura dello stesso sia a carico di ASP... Invece la Determina Dirigenziale n°1823 del 15/10/2015 (poi rettificata dalla n°1923 del 28/10/2015) dispone l'acquisto del server necessario al funzionamento dell'App "Apriamo gli Occhi" pagato dal Comune di Asti! (936,36 euro annui). Questo avvalora l'ipotesi che lo sviluppo dell'App interessi esclusivamente al Comune che avrebbe dovuto assegnare la sua realizzazione tramite un bando!

Perplessità sul destino futuro

L'amministrazione dichiarava alla stampa il 25 marzo 2016: "A chi se non fai niente dice che non va bene e se fai qualcosa dice che non va bene lo stesso, diciamo che non ci fermeremo a promuovere l'App così come è stata realizzata, ma andremo oltre: siamo infatti interessati a studiare, dal punto di vista sociale, l'impatto e lo sviluppo dell'applicazione sulla comunità locale. A questo proposito proporremo presto all'università astigiana di partecipare attivamente al l'iniziativa". Ci domandiamo preoccupati, a diversi mesi di distanza, quali siano gli sviluppi previsti per questa App che attualmente implementa scarse funzionalità e se l'università sia poi stata coinvolta così come dichiarato. Lo abbiamo chiesto senza esito durante la discussione in aula dell'interpellanza che abbiamo presentato.

Suggerimenti per l'Amministrazione

A chi si ostina a ripetere il mantra del "voi siete quelli brontoloni, quelli del no a tutto" noi rispondiamo con proposte costruttive di miglioramento del servizio, considerato che oramai l'Amministrazione lo ha pagato con soldi pubblici di tutti i cittadini:
  1. Imprescindibile l'implementazione della funzionalità push: l'allerta in tempo reale con un trillo dello smartphone se un utente compreso nel raggio di azione sorvegliato effettua una segnalazione di pericolo
  2. Eliminazione dall'App del tasto di chiamata delle forze dell'ordine sbandierato come epocale innovazione: lo smartphone è un telefono e tutti sanno fare una chiamata al 112 senza necessità dell'App che può generare falsi allarmi
  3. Verifica delle segnalazioni da parte degli utenti: quelle ritenute inaffidabili possono essere inoltrare allo staff che si occuperà di verificarle bloccando eventuali abusi o utenti indisciplinati
  4. Implementazione della logica del rating: ciascun utente riceve una sorta di punteggio in base al modo e alla frequenza in cui utilizza l'applicazione: la sua affidabilità sarà legata al numero di segnalazioni effettuate, ai commenti, agli accessi, ecc... 
  5. Possibilità di allegare foto
  6. Possibilità di monitorare altri luoghi oltre all'unico inseribile: l'utente potrebbe per esempio voler monitorare ciò che avviene attorno la sua azienda ubicata in città, oltre che la sua abitazione
  7. Implementazione di un vero supporto agli utenti: nell’App non è contenuta maniera evidente di ricevere assistenza. Una App acquistata in modalità service deve prevedere assistenza agli utenti.
Lo smartphone e le App avvicinano chi è lontano ma allontanano chi è vicino: in merito al discorso sicurezza crediamo che molti fenomeni sociologici contingenti affondino le radici nell'isolamento sociale, nella solitudine, nel distacco dalle istituzioni e dal prossimo. Crediamo quindi che l'introduzione nell'App della possibilità ulteriore di offrire ai propri vicini un favore, una gentilezza, una cortesia, sarebbe un bel segnale per la Citta: una sorta di mutuo soccorso embrionale. Del resto, da che mondo è mondo, tra vicini ci si aiuta.

Il Gruppo consiliare #unitisipuò
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio

domenica 18 settembre 2016

Asti fuorilegge nel contrasto alla ludopatia


La legge regionale piemontese n°9 del 2 maggio 2016 consultabile qui: https://goo.gl/ncy7Ng, licenziata all'unanimità dal Consiglio regionale del 26 aprile 2016 e sulla quale il Consiglio dei Ministri ha deliberato la non impugnativa il 20 giugno 2016, al suo articolo 5 obbliga tutti i comuni della regione ad attuare, entro le tempistiche previste dall'articolo 13 (18 mesi, 3 o 5 anni a seconda dell'attività e della data di rilascio dell'autorizzazione), la dismissione delle macchinette da gioco installate entro un raggio di 300 metri dai luoghi sensibili (scuole, chiese, impianti sportivi, ospedali, banche, stazioni, ecc...) per i comuni fino a 5000 abitanti e 500 metri per i comuni oltre i 5000 abitanti.

La stessa legge prevede (art.10) che le funzioni di vigilanza e controllo sull'osservanza delle disposizioni siano esercitate dai comuni che devono trasmettere alla Giunta regionale, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge (appena scaduti), gli atti adottati in attuazione della stessa.

Ad Asti ci siamo limitati, con non poca fatica, ad attuare solo la parte di legge (art.6) che impone la limitazione degli orari di utilizzo delle macchinette da gioco.

La legge regionale avrà pure necessità di chiarimenti, come sostengono le associazioni di categoria, ma è evidente come nella nostra città sia mancata la volontà politica di adottare provvedimenti liberi dai condizionamenti delle categorie interessate. E allora ecco che doverose e obbligatorie iniziative di contrasto alla ludopatia che recepiscono completamente la normativa regionale, come quelle attuate meritoriamente dall'Amministrazione di Villanova,  possono addirittura apparire come innovative e coraggiose.

Facciamo appello agli amministratori piemontesi affinchè, superando logiche elettoralistiche, diano piena attuazione alle disposizioni regionali. Chiediamo altresì alla Regione Piemonte di vigilare ed intervenire affinché la sua stessa legge sia fatta rispettare integralmente in tutti i comuni piemontesi, nostro compreso.

Il Gruppo consiliare #unitisipuò
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio

venerdì 9 settembre 2016

Riduzione tassa rifiuti: la verità è in fondo a destra


L'Amministrazione e il Sindaco di Asti si premurano di informarci a mezzo stampa qui, qui e qui che Gaia, la partecipata del Comune di Asti destinata al trattamento dei rifiuti, ci ha consegnato un utile di 300 mila euro che non sono stati utilizzati per abbassare le tariffe dei rifiuti ai cittadini per via del pagamento di una causa persa risalente al 1992.

In particolare si afferma: «Ad Asti sono arrivati 300 mila euro che non abbiamo potuto usare per ridurre le bollette dei rifiuti come speravamo, perché abbiamo dovuto usarli per pagare un vecchio debito lasciatoci in eredità dalle amministrazioni precedenti: 650 mila euro per una causa del 1992, per cui nessuno in 24 anni aveva pensato di accantonare i fondi necessari».

Peccato che una Delibera di Giunta di 4 anni fa, la n°285 del 2012 firmata dall'attuale Sindaco e consultabile qui, ci racconti un'altra verità: ci dice che l'Amministrazione era a conoscenza di quella causa da tempo, tanto da approvare la costituzione in giudizio del Comune avanti la Corte Suprema di Cassazione. Ci dice anche che la stessa Giunta decise scientificamente di non accantonare nulla per far fronte alla possibile soccombenza del nostro Comune in quella stessa causa.

Ha ragione l'Amministrazione quando afferma che "nessuno in 24 anni aveva pensato di accantonare i fondi necessari", ma in quel "nessuno" è compresa anche l'attuale Giunta che ora non ha utilizzato gli utili Gaia per abbassare la tariffa rifiuti ai cittadini. Credete ancora che Roma possa portarci la sua immondizia nel breve termine?

Preoccupati dall'unica visione futura sui rifiuti di questa Amministrazione che ragiona con l'equazione "più ne accolgo=più guadagno", abbiamo presentato in Consiglio comunale un ordine del giorno propositivo di indirizzo (consultabile qui) volto a considerare politiche di incremento della raccolta differenziata e di incentivo a un'economia circolare. La Maggioranza ha bocciato la proposta in maniera compatta. Siete ancora sicuri che amministrino per il vostro bene e per quello delle generazioni che verranno?

Il Consigliere comunale
Clemente Elis Aceto

Massimo Scognamiglio

lunedì 15 agosto 2016

Tre indizi sull'immondizia romana fanno una prova sulla disponibilità astigiana

Una palla di immondizia
Il Sindaco di Roma Virginia Raggi sta assistendo allo sprofondamento della sua città nell'immondizia mentre tutti, persino della stessa parte politica, le rifiutano un aiuto per risolvere la crisi. Improvvisamente e in controtendenza, l'amministrazione astigiana a trazione Pd offre generosamente i suoi impianti capaci in passato di aiutare Napoli ed oggi già impegnati con la città di Genova.

Sulla disponibilità dimostrata ci sorgono ben tre perplessità: una di natura tecnica, una di carattere politico e l'ultima riguardante la comunicazione.

Secondo il Catasto Rifiuti, il Comune di Roma, con i suoi quasi 3 milioni di abitanti e una produzione procapite di 388 kg annui di immondizia indifferenziata, produce annualmente 1,1 milioni di tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato

Dai dati della Regione Piemonte si evince che la provincia di Asti, con i suoi 219.000 abitanti e una produzione pro capite di 158 kg annui di immondizia indifferenziata, produce annualmente 34.700 tonnellate di rifiuto urbano indifferenziato, non tutto pretrattato dagli impianti astigiani.

Il solo Comune di Roma produce evidentemente una quantità di rifiuti ben superiore (32 volte!) a quella con cui ha normalmente a che fare l'intera Provincia di Asti.

Nel 2015 sono arrivati ad Asti i rifiuti indifferenziati da Genova e anche per il 2016 gli accordi interregionali hanno previsto di proseguire il servizio di trattamento di altre 16.000 tonnellate provenienti dal capoluogo ligure che vengono poi avviate allo smaltimento finale in discariche fuori provincia di Asti perchè la capacità ricettiva della discarica di Cerro Tanaro è quasi completamente esaurita.
Attualmente i rifiuti astigiani  e quelli liguri comportano la saturazione delle 44.000 t/anno di cui all'autorizzazione dell'impianto di Trattamento Maccanico Biologico. Non sarebbe quindi possibile far entrare negli impianti astigiani neppure un chilo dell'immondizia romana. Risulterebbe complicato anche ampliare la potenzialità dell'impianto considerato la difficoltà degli iter burocratici e degli studi di impatto ambientale, oltre a verificare che gli impianti abbiano una maggior capacità tecnica e logistica rispetto a quella attualmente autorizzata.

Ecco quindi la nostra perplessità di natura tecnica: come pensa il Sindaco di aiutare Roma con impianti già saturi con gli attuali livelli di trattamento dell'immondizia?

Politicamente ci domandiamo come si possa proporre una seppur lodevole ma improbabile collaborazione a un'altra città quando le segnalazioni di cittadini, giornalisti e Consiglieri comunali circa i rifiuti per le strade astigiane, che talvolta ricordano proprio quelli delle vie romane, suggerirebbero maggior attenzione in loco piuttosto che altrove, soprattutto per una città che si prefigge di diventare accogliente per i turisti.



Per quanto riguarda l'aspetto comunicativo poi, un'Amministrazione a trazione Pd che, in solitaria, diffonde notizia di un'offerta d'aiuto di questo tipo, persino in contrasto con la sua stessa dirigenza locale che sui social network continua a dileggiare il Sindaco di Roma in merito alla situazione rifiuti, ci insinua il dubbio che si possa semplicemente trattare di una trovata pubblicitaria spesa in prossimità dell'imminente scadenza di mandato.

I Consiglieri comunali
Clemente Elis Aceto
Massimo Scognamiglio

giovedì 11 agosto 2016

Il nostro diritto di voto e la nostra partecipazione non hanno prezzo


Secondo i tecnici della ragioneria dello Stato, i risparmi certi della riforma costituzionale ammonterebbero a 57,7 milioni di euro pari allo 0,0035% del PIL.

Un Governo derivante da una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n.1/2014, quindi già per nulla rappresentativo degli italiani, stà tentando di utilizzare come specchietto per le allodole un risparmio da zerovirgola per diminuire ulteriormente la rappresentanza dei cittadini.

E' previsto infatti che il nuovo Senato, che non verrà abolito, non sia più espressione di tutti gli italiani ma eletto dai Consigli regionali che i cittadini hanno votato per fare tutt'altro. Dei nuovi 100 Senatori, 5 saranno nominati dal Presidente della Repubblica (che con l'Italicum diventerà espressione del Premier) e 95 scelti tra Sindaci e Consiglieri regionali che, tra le altre cose importanti di cui dovrebbero occuparsi e per cui sono stati eletti, andranno avanti e indietro da Roma con ulteriori rimborsi spese a carico della collettività.

Senza contare che proprio i Consiglieri regionali, la classe politica che più ha fatto discutere negli ultimi tempi per comportamenti poco ortodossi, potranno godere così dell'immunità parlamentare.

Non svendiamo il nostro diritto di contare per un pugno di spiccioli e a vantaggio dei soliti noti!

Il Consigliere comunale #unitisipuò
Clemente Elis Aceto

giovedì 4 agosto 2016

Se non rappresenteranno più i cittadini allora chi altro rappresenteranno?


I tre Consiglieri comunali di opposizione Anna Bosia, Massimo Scognamiglio e Clemente Elis Aceto, costituenti il maggior gruppo consiliare di minoranza denominato UnitiSiPuò (Uniti per Asti + Federazione della Sinistra + Possibile), hanno presentato una Mozione politica contraria alla pericolosa concentrazione di poteri nelle mani di pochi realizzata dalla combinazione della Riforma costituzionale e di quella elettorale.

La Riforma costituzionale “Renzi-Boschi”, approvata dal Parlamento il 12 aprile 2016, sarà sottoposta entro fine anno a consultazione popolare tramite referendum confermativo. Propagandando una riduzione dei Senatori e un’ipotetica riduzione dei costi della politica tutta da verificare, questa riforma NON abolisce il Senato e SOTTRAE ai cittadini la possibilità di votare i propri rappresentanti che saranno invece nominati dai partiti e potranno godere dell’immunità parlamentare.

La Riforma elettorale, soprannominata “Italicum” ed entrata in vigore lo scorso luglio, con i suoi capolista bloccati e un premio di maggioranza spropositato renderà di fatto nominati dai partiti la maggioranza dei parlamentari e regalerà a un Partito in minoranza nel Paese la maggioranza dei rappresentanti in Parlamento.

La Mozione mira a sottolineare queste e diverse altre pericolose storture democratiche contenute nelle due riforme e impegna il Sindaco e la Giunta comunale a far pervenire tale documento alla più alte cariche istituzionali a livello nazionale.

UnitiSiPuò sollecita inoltre l'intero Consiglio comunale, rappresentativo dell'intera città di Asti, a contrastare con decisione entrambe le riforme e invita tutta la cittadinanza a votare NO al prossimo referendum.

Il Gruppo consiliare UnitiSiPuò
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio

venerdì 29 luglio 2016

Un bilancio senza 800.000 euro e il carrozzone AEC da giustificare


Il Consiglio comunale ha approvato l'assestamento di Bilancio 2016 e le variazioni  necessarie dopo il primo semestre di gestione. C'è però qualcosa che non va sui capitoli delle entrate: il canone di 400.000 euro dovuto da Asti Energia Calore per il 2015 e il 2016, 800.000 in tutto, non è entrato nelle casse del comune.

Sorge spontanea una domanda: che fine ha fatto il progetto di teleriscaldamento con centrale nell'area dell'ospedale, sparito dai titoli trionfalistici di Comune, ASP e AEC?  La risposta è semplice: tutta questa vicenda dall'iniziale delibera di Giunta di novembre 2014, fino all'attuale situazione che rinvia le decisioni al prossimo novembre 2016, è un concentrato di errori che un'amministrazione non dovrebbe mai fare.

E non serve sostenere che il progetto ha superato la prova della Conferenza dei Servizi per l'impatto ambientale, perchè il problema più profondo è quello giuridico amministrativo. E' evidente che si è partiti con estrema superficialità e senza sciogliere preventivamente tutti i nodi che potevano complicare l'iter di approvazione.

Ad oggi le cause ostative sono ancora lì: la variante al PRG non è adottata dal Consiglio Comunale e non è detto che tutti i consiglieri di maggioranza abbiano voglia di votarla. Inoltre la disponibilità dell'area da parte dell'ASL non c'è. Durante il Consiglio del 26 luglio 2016, il Sindaco finalmente l'ha detto:  "se non sarà possibile fare il TLR nell'area dell'ospedale, cercheremo un altro sito".

In sostanza sono passati 2 anni tra spese per incarichi professionali, studi di impatto ambientale, progetti, conferenze e pareri legali, per arrivare a riconoscere che l'autorizzazione non è stata ottenuta e che  quella localizzazione forse non va bene. Praticamente un "Scusate, abbiamo scherzato!!".

E quale sorte toccherà ad AEC, la società che dovrebbe curare la realizzazione e gestione del teleriscaldamento, di cui più nessuno parla? AEC è una scatola vuota, senza neanche un dipendente, (così ha detto il Sindaco seppur insicuro della sua dichiarazione), destinata ad essere liquidata dal Decreto Madia che impone di sciogliere tutte le società partecipate senza dipendenti. Invece il Sindaco Brignolo pare ignorare le disposizioni del suo stesso capo Matteo Renzi, regalando ad AEC la gestione di tutta l'illuminazione pubblica di Asti. Difficile dire con che mezzi AEC svolgerà questo delicato incarico. Darà in gestione ad un altro soggetto terzo, con ulteriore aggravio di costi per i cittadini.

Ma ormai è estate ed il tempo trascorre inesorabile verso le prossime elezioni amministrative. Brignolo ha avviato la sua campagna elettorale lanciando ogni giorno sui giornali le sue novità, dal buco in piazza Alfieri, al Wi-Fi nelle frazioni (ma già quello in città non funziona), alle merende nei parchi (pagate con soldi pubblici?).
A noi preme invece ricordare che se avesse permesso il referendum chiesto dai cittadini sul teleriscaldamento, forse avremmo risparmiato tempo e denaro.

#UnitiSiPuò
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio

mercoledì 29 giugno 2016

Il Wi-Fi dimezzato


"Il visconte dimezzato" è un romanzo di Italo Calvino e narra del visconte Medardo di Terralba che, alla sua prima battaglia, viene colpito da una palla di cannone che lo squarcia in due metà. Viene inizialmente ritrovata solo la parte cattiva, quella destra, mentre si pensa che l'altra buona, quella sinistra, sia andata distrutta.

Come Medardo di Terralba, anche il nostro Wi-Fi cittadino, presentato a più riprese e in pompa magna dall'attuale Amministrazione a partire dall'estate 2014, risulta dimezzato nel suo funzionamento: ben 7 dei 14 punti di accesso cittadini (2 dei quali dell'ATL e della Provincia di Asti) non funzionano o addirittura proprio non esistono a distanza di quasi 2 anni. 

Nella tabella di seguito il resoconto dettagliato del sopralluogo che Asti Possibile ha effettuato con i Consiglieri comunali Aceto, Bosia e Scognamiglio. Risultano non funzionanti i punti di accesso di Piazza Libertà (ATL), Piazza Catena, il Movicentro, il Tribunale e il parco Lungo Tanaro. Risultano addirittura mai installati i punti di accesso di Piazza Roma e dello Stadio comunale.

A differenza del visconte, però, non è stata una palla di cannone a dimezzare il servizio, ma la scelta politica sbagliata di offrire connettività senza fili a costo zero (?) per le casse comunali.
Chiunque sa che le apparecchiature tecnologiche di un network Wi-Fi e la gestione del servizio nel suo complesso necessitano di un minimo di manutenzione, assistenza e periodico ammodernamento. Come è possibile far fronte a tutto ciò a costo zero? Senza mettere in campo politiche trasparenti, nuove e coraggiose è praticamente impossibile: come al solito è stata preferita la strada più semplice, quella finalizzata a un ritorno d'immagine nell'immediato, quella che risulta inevitabilmente scarsamente lungimirante.

Manifestiamo inoltre la nostra preoccupazione per la predisposizione dei nuovi punti di accesso acquistati con i soldi del PISU: che fine hanno fatto? Quando diventeranno utilizzabili? Mi auguro che per questi e gli annunciati futuri collegamenti Wi-Fi delle frazioni sia riservata maggiore attenzione e garantito un funzionamento e una fruibilità reale, non solo sulla carta (di giornale).

Ci auguriamo che alla fine, come il visconte Medardo di Terralba, le due parti del Wi-Fi astigiano, quella funzionante e quella no, possano ricomporsi per offrire alla città una connettività degna di una località che si prefigge di attrarre turisti anche mediante l'ausilio di reali e fruibili servizi aggiuntivi.


I Consiglieri comunali di Minoranza
Clemente Elis Aceto
Anna Bosia
Massimo Scognamiglio

DISLOCAZIONE ESISTE? FUNZIONA? OSSERVAZIONI
Corso Alfieri SI SI Funziona il collegamento e l’autenticazione
La velocità è di 2 Mbps in download e 0,6 Mbps in upload
Piazza Alfieri (Provincia di Asti) SI SI Non è gestito dal Comune di Asti. Funziona correttamente.
Piazza Libertà (ATL) SI NO Non è gestito dal Comune di Asti. Non ci si connette
Piazza Roma NO NO Non esiste SSID “cittadiasti” mai attivato e ne esiste uno “COMUNEASTI-HotSpot” che confonde l’utente
Piazza San Secondo SI SI Funziona il collegamento e l’autenticazione
La velocità è di 3,9 Mbps in download e 0,43 Mbps in upload
Piazza Statuto SI SI Funziona il collegamento e l’autenticazione
La velocità è di 3,88 Mbps in download e 0,8 Mbps in upload
Piazza Medici SI SI Funziona il collegamento e l’autenticazione.
La velocità è di 2,76 Mbps in download e 0,41 Mbps in upload
Piazza Catena SI NO Non risponde il server Radius di autenticazione
Piazza Campo del Palio SI SI Funziona il collegamento e l’autenticazione.
La velocità è di 2 Mbps in download e 0,4 Mbps in upload
Movicentro SI NO Si collega a fatica e quando ottiene un indirizzo IP non consente la navigazione
Palazzo di Giustizia Maurizio Laudi SI NO Si collega ma non propone l’autenticazione e non consente la  navigazione
Teatro Vittorio Alfieri SI SI Funziona il collegamento e l’autenticazione.
La velocità è di 2,05 Mbps in download e 0,8 Mbps in upload
Stadio Comunale Censin Bosia NO NO Non esiste antenna. Forse in futuro grazie alla convenzione tra Prefettura, Provincia, Comune di Asti e Vigili del Fuoco
Parco Lungo Tanaro
(Campo da Rugby)
SI NO Esiste un palo con una probabile antenna ma non vi è traccia di un SSID “cittadiasti” a cui collegarsi

sabato 18 giugno 2016

Nè si, nè no


E’ il dramma che caratterizza da ormai quattro anni il Sindaco Brignolo e la sua Giunta; il “non decidere” che ha fatto fuggire dall’amministrazione l’ex Sindaco Bianchino che, a differenza di Brignolo, è sempre stato uomo del si o del no. L’attuale Sindaco, al contrario, moderno “Fra Tentenna”, ha caratterizzato la sua amministrazione più che sul fare o non fare, sul non decidere mai, sul non prendere posizione, sul dire e non dire, sul non contentare ma anche sul provare timidamente ad accontentare. Sindaco Brignolo e la sua Giunta? “Cinquanta sfumature di grigio”, per parafrasare un noto best – seller e film.

E così, per la serie “a volte ritornano”, ecco che in una giornata di quasi estate, caratterizzata più dal grigio che dal sole splendente sulla nostra città, si riaffaccia l’ipotesi per Asti dell’Agrivillage. L’operazione urbanistico/commerciale è in ballo da circa due mandati consiliari e, quando pareva fosse ormai archiviata, si scopre che, per non scontentare i proponenti, la Giunta si è inventata la procedura della “Conferenza dei Servizi” al fine di “sbolognare” la patata bollente alla Regione. Naturalmente questo passaggio è avvenuto ad aprile, nell’assoluto silenzio secondo lo stile Brignolo, con un atto amministrativo del quale nessuno e men che meno il Consiglio Comunale, sapeva niente. Riprende pertanto la sarabanda del “tutto e il suo contrario” ovvero la Giunta è contraria a nuovi mega insediamenti commerciali ma l’Agrivillage si caratterizza come una valorizzazione del piccolo commercio, collegato alla filiera agricola locale e rivolto ad una utenza esterna alla città: dopo l’EXPO a Milano potrebbe essere la volta della Val Rilate! In questo senso sarebbero ben 40 gli operatori locali (ma chi sono?) disposti ad impegnarsi nell’occupazione degli spazi espositivi e di vendita nella erigenda nuova struttura.

In attesa di avere dal Sindaco e dalla Giunta i chiarimenti necessari relativi alla rinascita dell’operazione, non possiamo che continuare ad esprimere le riserve del passato: il centro storico di Asti sta morendo dal punto di vista commerciale e andrebbe rivitalizzato con iniziative capaci di coniugare commercio, vivibilità, ambiente e cultura; per questa ragione Asti non ha bisogno di mega interventi commerciali che impegnano vaste aree territoriali periferiche, consumando suolo, ma ha bisogno di uno stop all’iper commercio e ha bisogno della valorizzazione dell’esistente (vedi Enofila e vedi manifestazioni).

Occorre poi un vasto impegno volto al rilancio e al miglioramento delle periferie della città; tema che, pur essendo al centro del dibattito nel nostro Paese e in Europa, non pare sfiorare la nostra Amministrazione. In ogni caso, ad un anno dalle elezioni, il Sindaco assuma finalmente una decisione: non tenga “in ballo” gli operatori proponenti! Decida se sarà si o no all’Agrivillage e rivendichi la propria decisione assumendone tutte le responsabilità politico-amministrative.

La nostra speranza nel caso decidesse comunque di procedere alla sua realizzazione , è quella  che si preservi il territorio vergine e si utilizzi un’area già urbanizzata e da recuperare come ad esempio gli ex capannoni produttivi sull'asse di Corso Alessandria.

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