venerdì 8 gennaio 2016

"ASTI POSSIBILE" sostiene le decisioni libere, fino alla fine


In adesione alla campagna nazionale #iostoconmax, il Comitato "Asti Possibile" lancia una raccolta firme a sostegno dei diritti riguardanti il fine vita, affinché sia garantito il rispetto del principio di dignità umana ai cittadini italiani e astigiani negli ultimi istanti della loro esistenza. La campagna nazionale promuove la calendarizzazione della Lip, legge di iniziativa popolare, sul “Fine vita” che giace, ignorata, in Parlamento dal 13 dicembre 2013. La raccolta firme riguarderà anche la "dichiarazione anticipata di trattamento dei cittadini residenti" approvata dal Consiglio Comunale astigiano il 27 marzo 2014 che non ha ancora trovato attuazione a distanza di quasi due anni.

Il Parlamento non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita ed eludere un sereno e approfondito confronto di idee su questa materia così come la Giunta comunale non dovrebbe esitare ulteriormente a dare seguito agli indirizzi già ricevuti dal Consiglio comunale astigiano. Con questa iniziativa, grazie anche alla collaborazione dei rappresentanti nazionali di "Possibile", richiameremo l’attenzione del Parlamento e della Giunta comunale su tali esigenze.

I banchetti avranno luogo ad Asti nei giorni di sabato 9 e 16 gennaio prossimi dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 17 presso i Portici Anfossi (ang. Via Garibaldi) ed a Moncalvo giovedì 14 gennaio dalle ore 10 alle ore 12.

Invitiamo tutti gli interessati a firmare per la dignità di sentirci uomini, capaci di pensieri e decisioni libere, fino alla fine.

Per info: astipossibile@gmail.com - Tel. 01411850508 - Fax: 01411850458

Il Comitato "ASTI POSSIBILE"
movimento politico POSSIBILE

lunedì 4 gennaio 2016

Presidenza ASP: perse ulteriori opportunità di tener fede al programma elettorale

           

"Sceglierò le persone in base alle loro competenze, senza guardare le opinioni politiche" recitava il libretto elettorale del Sindaco Brignolo, lo stesso che ho condiviso nel 2012, che condivido tuttora e per il quale i cittadini mi hanno eletto. La richiesta di dimissioni della dirigenza Pd astigiana e la vicenda ASP rappresentano l'emblema delle motivazioni che mi hanno indotto ad abbandonare il Pd e la Maggioranza consiliare: si dovrebbero chiedere le dimissioni di chi esegue il contrario di ciò che è contenuto nel programma elettorale e non di chi, con forza, ne pretende il rispetto indipendentemente dal partito in cui è stato eletto.

Nulla di personale nei confronti della neo Presidente, ma con la scelta di Giovanna Beccuti alla Presidenza dell'ASP si sono perse diverse ulteriori opportunità politiche di "cambiare verso" rispetto al passato tenendo fede proprio a quel programma: non si è interrotto il cordone ombelicale politica-partecipate con la nomina a Presidente della Segretaria Provinciale del Partito Democratico, non si è interrotta la cattiva abitudine politica di produrre cumuli di cariche e poltrone impegnative, non si favoriscono competenza e merito se il processo di selezione rimane una formalità di facciata, non si mette al centro la persona se si sviliscono gli sforzi di chi si è proposto alla Presidenza in virtù delle proprie esperienze professionali, non si favorisce la trasparenza se la procedura di selezione dei candidati non segue criteri chiari e condivisi di valutazione, non si mettono neppure al centro le istituzioni se non si sottopone la scelta del Presidente alla nuovissima Commissione speciale sulle partecipate e se si disattendono le stesse disposizioni del Consiglio Comunale: "nei prossimi CdA siedano persone con dimostrata e comprovata esperienza, nominate a seguito di presentazione di curricula e dopo aver definito criteri chiari e partecipati di valutazione".

Per il futuro auspico che il Comune di Asti si doti di un "Regolamento sugli indirizzi e le procedure per la nomina, la designazione e la revoca dei rappresentanti del Comune presso enti, aziende, istituzioni e società partecipate" che preveda la costituzione di un organismo comunale indipendente atto alla selezione oggettiva dei candidati, anche verificando l’eventuale sussistenza di incarichi plurimi, inconferibilità e incandidabilità, così come già avviene in altri Enti Locali italiani.

Qui i 39 curricula presentati da coloro i quali si sono proposti alla Presidenza ASP.

Il Consigliere Comunale Indipendente di Minoranza
Clemente Elis Aceto


venerdì 18 dicembre 2015

Approvata l’istituzione della Consulta permanente sul gioco d’azzardo


Il Consiglio comunale ha approvato ieri sera l’istituzione della Consulta permanente sul gioco d’azzardo. La pratica è stata presentata dall’assessore ai Servizi sociali Piero Vercelli, che insieme ai consiglieri Clemente Elis Aceto, Riccardo Fassone ed Enrico Panirossi ha lavorato alla sua definizione.

Tra gli obiettivi della Consulta, informare i cittadini sui rischi della dipendenza da gioco, promuovere un monitoraggio del fenomeno, studiare forme di incentivo per i gestori di esercizi che rinuncino all’installazione di slot machine e apparecchiature simili. Inoltre, saranno valutate misure che impediscano il gioco d’azzardo nelle immediate vicinanze di luoghi sensibili come scuole, ospedali e case di cura. Indicazioni in questo senso sono state stabilite anche dal disegno di legge approvato dalla Giunta regionale la scorsa primavera, che oltre a prevedere un piano per il recupero degli affetti da gioco d’azzardo patologico, indica in 500 metri la distanza entro cui è vietata il gioco con premi in denaro.

«I dati del Monopoli dello Stato rivelano una situazione drammatica – spiegano i proponenti – ad Asti la spesa pro-capite in gioco (dai gratta e vinci alle slot machine) è di 900 euro, per un giro d’affari che sul territorio provinciale si aggira sui 190 milioni di euro annui (5 miliardi in Piemonte, 89 miliardi a livello nazionale). Non è vero che una città non possa fare nulla contro questo fenomeno, la consulta è un primo passo verso un regolamento per porre un freno al dilagare del gioco d’azzardo e alle sue conseguenze sociali.»

Della Consulta faranno parte i consiglieri Clemente Elis Aceto e Riccardo Fassone, gli assessori Piero Vercelli e Marta Parodi, rappresentanti di Ascom, Confcommercio, Confesercenti e Unione Industriale, rappresentanti delle associazioni Arci, Acli, Uisp, Csi, Fitel, il dirigente del dipartimento Dipendenze dell’Asl AT, rappresentanti dell’associazione Libera e della Caritas diocesana, oltre a un rappresentante della Consulta studentesca.

lunedì 14 dicembre 2015

Il Pd introduca il "vincolo di mandato" per tutti gli eletti e io mi dimetto


La richiesta di mie dimissioni ad opera della dirigenza Pd astigiana risulta oramai tardiva: essendo stata effettuata all'atto della mia uscita dalla maggioranza e non del precedente abbandono del gruppo consiliare Pd, denota un interesse rivolto prevalentemente alle poltrone perdute piuttosto che ai programmi, alle idee e alle persone. A testimoniare ulteriormente questo dato di fatto vi è l’impasse che attanaglia da mesi il Pd astigiano circa la poltrona del Presidente ASP per la quale, assieme ad altri Consiglieri Pd, chiesi a più riprese l’utilizzo di merito e competenze quali criteri per la selezione del suo futuro occupante.

Si chiedono inoltre le mie dimissioni per mancanza di “appoggio all’attuale Sindaco e alla sua Giunta”. Ci sarebbe da chiedere a quale Giunta si riferisca e dove fosse il Pd quando ben quattro assessori si avvicendavano e le deleghe venivano redistribuite durante il corso del mandato.

Per quanto riguarda la mia candidatura all'interno della lista Pd, vorrei appena far notare che ad eleggermi non è stato un partito ma sono stati tutti i cittadini che hanno scritto il mio nome sulla scheda elettorale. Richiedere le dimissioni sulla base della mia candidatura in una lista, principio che tecnicamente è denominato "vincolo di mandato", omette volontariamente di specificare che tale vincolo è anche basato sul programma elettorale e conseguentemente sul suo stato di attuazione.

Proprio per coerenza e rispetto di tutti i cittadini che mi hanno eletto sono uscito, nei fatti, da una Maggioranza che si sta dirigendo altrove rispetto all’idea di cambiamento proposta in campagna elettorale. Altrettanto richiedo allora alla dirigenza del Pd astigiano che, in coerenza con le proprie parole, sono certo non tarderà a far proporre ed approvare in Consiglio comunale, al proprio Sindaco e al proprio Gruppo consiliare, un provvedimento che introduca nello Statuto comunale astigiano il "vincolo di mandato" per tutti gli eletti. Personalmente ritengo tale vincolo incostituzionale e inaccettabile, ma se la dirigenza Pd dimostrasse, nei fatti, di dare seguito concreto alle proprie convinzioni, io rassegnerei immediatamente le mie dimissioni.

Ho molta stima e rispetto per gli elettori del Partito Democratico, sono preoccupato per loro essendo a conoscenza delle dinamiche verticistiche che lo governano e non sarei meravigliato se l'ultima uscita infelice fosse il frutto di un dibattito per nulla collegiale e approfondito.

Clemente Elis Aceto
Consigliere Comunale Indipendente di Asti

martedì 8 dicembre 2015

United Colors (o quasi)


Ringrazio tutti coloro i quali sono intervenuti durante il Consiglio Comunale aperto del 2 dicembre 2015 sul tema "immigrazione". Li ringrazio in particolare per gli importanti contributi che ci hanno ancora di più aperto gli occhi su un mondo che non scopriamo oggi; un mondo e storie che parlano di quanto accade non in un’altra epoca lontana da noi, ma oggi e contemporaneamente in diverse aree geografiche.

Storie che lontano dall’Italia raccontano di navi in partenza stracolme di migranti, di razzismo, di pelle chiara e scura, di schiavitù, di violenza, dell’indifferenza dei governi, di povertà totale, senza scampo né vie di fuga.
Storie che, quando va bene, in Italia si ritrovano sui barconi di Lampedusa o sui binari della Stazione Centrale di Milano o ancora alla frontiera di Ventimiglia.
Quando va male producono invece agli occhi del mondo uno spettacolo poco edificante per tutti:
Penso ad esempio al recente settembre 2015, alla foto della spiaggia di Budrum, in Turchia, con il corpicino di Aylan Kurdi, un bimbo di 3 anni annegato assieme al fratellino di 5 durante il naufragio dell'imbarcazione che doveva portare la loro famiglia a Kos, l'isola greca dove migliaia di profughi provenienti dalla Siria sbarcano con la speranza di raggiungere il Nord Europa. Foto che ricorderete pubblicata sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo.


Penso all'ottobre 2013 e alla tragedia a poche miglia dal porto di Lampedusa quando il naufragio di una imbarcazione libica usata per il trasporto di migranti provocò 366 morti accertati e circa 20 dispersi, numeri che la pongono come una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall'inizio del XXI secolo.


Ho cercato una citazione che rendesse l’idea che vorrei trasmettervi sul tema dell'immigrazione e ho trovato quella di William Faulkner, Premio Nobel statunitense per la letteratura nel 1949 che parlando degli Stati Uniti degli anni Cinquanta scrisse: 

«Essere oggi contro una società multiculturale è come
vivere in Alaska ed essere contro la neve»

L’Italia è ormai da tempo una società multiculturale e dobbiamo quindi imparare inevitabilmente a riconoscerlo fondando conseguentemente le azioni di governo del fenomeno, sia a livello locale che nazionale, su principi di uguaglianza nei diritti e giustamente nei doveri, di giustizia sociale e di inclusione perché solo in questa maniera si potrà costruire una società più giusta e più equa per tutti, compreso per chi oggi si sente più impaurito e spaventato dal cambiamento e fatica a interiorizzarlo come un dato di fatto. Ma esiste un modo per non avere paura di chi giunge in Italia?

Sicuramente una maniera è tentare di comprendere che, contrapposta alla nostra paura, vi sono la paura e la miseria quali ingredienti predominanti della vita quotidiana di chi alla fine tenta fortuna in un Paese che non è il proprio. Un passaggio della poesia "Home" di Warsan Shire recita “nessuno mette i figli su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”.

Contemporaneamente a questa riflessione, come ricordato da diversi interventi della discussione consiliare, bisogna anche tentare di passare dalla dimensione della caricatura, cioè dal rappresentare questi uomini e donne come una specie di monolite, un tutto indistinto, a raccontare le loro vite e le loro storie singolarmente, storie differenti di persone reali con un nome e un cognome.


Assistiamo invece ultimamente, sempre più spesso, a una efferata speculazione e strumentalizzazione politica del fenomeno immigrazione, una speculazione e strumentalizzazione che mirano solamente, a mio avviso, alla conservazione degli equilibri e a servirsi degli ultimi purché rimangano tali nel tempo.
Ed è con l'utilizzo reiterato di questa logica che, in questo Paese, molti aspetti diventano “emergenza” proprio perché, nel tempo, non si sono prese le adeguate misure, concertandole e sapendole spiegare a una popolazione oramai matura: quella gente che al mattino porta a scuola i figli in classi composte, quando va bene, solo per metà da figli di italiani, e che quando va a prendere l’aperitivo, chiede  lo spritz a una persona che spesso di cognome non fa Rossi ma Chen, Zhang o Wang.

Si è sottovalutato per molto tempo un fenomeno che non è emergenziale ma strutturale. Forse si è sprecato in questo senso il semestre europeo, il secondo del 2014, per fare un passo indietro anziché avanti. Alcune prese di posizione che erano considerate radicali adesso finalmente si cominciano a considerare: penso al coinvolgimento dell’ONU, alla dimensione che si inizia finalmente a dare di un fenomeno che non è solo italiano o europeo ma è globale: si tratta di almeno 2-3 continenti in gioco!

Occorre allora che la politica faccia la sua parte ma troppo spesso le posizioni della sinistra italiana si sono appiattite su linee moderate o addirittura di destra edulcorate dalla paura di perdere voti utili alle prossime elezioni. E allora voglio affermarlo con forza e in maniera inequivocabile: bisogna adottare provvedimenti atti a favorire l’accesso regolare dei migranti, a rivedere le norme sulla clandestinità, a superare i CIE, ad addivenire a una normativa comune e organica di livello europeo riguardo il diritto d’asilo, capace di tener conto della mutata situazione nel quadro internazionale. A questa revisione deve accompagnarsi, fin da subito, l’apertura di corridoi umanitari, anche via mare, sotto l’egida dell’ONU per consentire l’emigrazione legale dei dissidenti e di coloro la cui vita è in pericolo nei Paesi d’origine. Il tutto nella prospettiva di un controllo sovranazionale, con la meta finale di una legislazione unitaria che regoli l’ingresso e il soggiorno nei Paesi membri.
È ineludibile il superamento definitivo dei CIE, a oggi luoghi di sospensione dei diritti che, oltretutto, hanno assorbito ingenti risorse pubbliche che sarebbero state più efficacemente utilizzate per politiche di integrazione a livello territoriale.
Un altro intervento imprescindibile concerne il lavoro, i suoi diritti e la sua rappresentanza sindacale. Casi in cui i lavoratori sono sotto scacco del caporalato che impone paghe risicate e modalità di lavoro massacranti non sono più una prerogativa del mezzogiorno ma irrompono prepotentemente anche in provincia di Asti dove la scorsa estate la GdF ha scoperto e identificato 106 lavoratori in nero.  
Altri interventi necessari risultano essere la semplificazione dell’ottenimento della cittadinanza e il riconoscimento dello ius soli ai figli dei migranti. Sotto questo aspetto Asti si è resa attiva promotrice, col Governo centrale, di un'azione di sensibilizzazione ed esortazione a legiferare.

Nel solco di questi provvedimenti, la cui attuazione ritengo ormai imprescindibile, anche noi amministratori locali dobbiamo farci portatori di una cultura e di una azione politica che riconosca l’immigrazione come elemento strutturale, ordinario e costitutivo del cambiamento in atto nella società italiana e nella nostra città.
Ricordo che il contrario del termine integrazione altrimenti è disintegrazione, mentre oggi si tratta di vivere in Alaska e di affrontare il cambiamento sapendo che viviamo immersi nella neve.