giovedì 4 giugno 2015

La Buona Scuola o una Scuola alla Buona?


In merito alla riforma della scuola, il Governo ha risposto alle critiche, alle dimostrazioni di malumore e alle proposte del parco docenti, degli studenti, dei genitori e delle forze sociali con un pot-pourri di insensibilità e talune volte arroganza.

Bisognerebbe invece, a mio avviso, preferire la via dell'ascolto reale e sincero delle parti coinvolte e sconvolte da questo progetto di riforma e magari tarare la riforma stessa non sul brevissimo periodo ma utilizzare l’ausilio di un piano pluriennale che avrebbe consentito di ordinare meglio tutte le pedine nelle giuste caselle e con tempi fisiologici. Fare questo sarebbe rispettoso per chi da settimane è mobilitato a proprie spese (in tutti i sensi) per difendere, non solo gli interessi di una qualche categoria, ma del Paese intero. Sarebbe oltretutto necessario perchè, se è vero che a parole tutti vogliono valorizzare il ruolo degli insegnanti, capita poi troppo spesso che i politici, categoria di cui facciamo parte a livello locale, li oltraggino. Sarebbe infine anche un modo per dire e ricordare a tutti che la scuola è da anni oggetto di riforme che l'hanno resa più povera, più fragile, meno pubblica, meno uguale.

Noi rappresentiamo la nazione e i cittadini a livello locale e i concetti di nazione e cittadinanza iniziano proprio a scuola e dalla scuola.

Prendo atto invece a malincuore del fatto che chi governa questo Paese sta cambiando le regole del mondo dell’istruzione senza ascoltare chi sta ogni giorno in classe o gravita attorno all'ambiente scolastico. Si vede che il livello di governo nazionale non ha ben compreso che, ignorando una reazione contraria di tale portata (penso anche allo sciopero del 5 maggio e al boicottaggio dei test invalsi) e così trasversale (pensiamo che ha messo d’accordo insegnanti di ruolo, famiglie, alunni, forze sindacati, minoranze parlamentari ed anche buona parte stessa dei precari), rischia NON di fare la riforma della scuola, ma una riforma CONTRO la scuola.

Imperterriti si decide invece di andare avanti come il capitano Edward Smith, il capitano del Titanic, di fronte alla “grande donna bianca”, l'iceberg, destinati solamente a scontrarsi con la disgregazione lenta e inesorabile della scuola pubblica italiana.

Ho seguito con attenzione l’iter del DDL alla Camera e devo dire che, nonostante i miglioramenti apportati in commissione, l'impianto generale della riforma, già approvata dal primo ramo del Parlamento, resta per me assolutamente non condivisibile sostanzialmente perché mina alle basi la possibilità di rendere il sistema di formazione pubblico davvero universale, moderno, che guardi e sia rivolto davvero a tutti.

Sono tre gli aspetti particolarmente incriminati di questo indebolimento della scuola pubblica così come risultanti dal DDL:
  1. Il potere di chiamata diretta degli insegnanti attribuito al dirigente scolastico
  2. Il meccanismo di valutazione dei docenti
  3. L’introduzione non regolamentata dei finanziamenti privati
Tutti i precedenti punti vedono alla base alcuni preoccupanti comuni denominatori:
  1. La volontà di premiare l’arbitrio del dirigente scolastico di turno e non certo il merito del personale scuola
  2. L’incastonamento dell’istruzione pubblica generale in un quadro in cui si avalla e si incoraggia l’esistenza di scuole di serie A, generalmente frequentate dai figli di una certa classe e ceto sociale e dislocate in punti precisi del territorio nazionale e scuole di serie B, generalmente frequentate dai figli di un ceto sociale meno abbiente e localizzate nelle zone più povere del Paese (e non mi riferisco solo al Sud). Il tutto in barba a moltissimi principi enunciati dalla Carta Costituzionale.
E a ciò si aggiunge, ultimo ma non meno importante,
  1. l'esclusione da qualsiasi percorso di stabilizzazione di decine di migliaia di precari abilitati che da anni prestano il loro servizio nella scuola pubblica (e la cui assunzione a tempo indeterminato al superamento del 36° mese di servizio sarebbe imposta da una sentenza della Corte di Giustizia Europea)
  2. la parallela assunzione di altrettanti docenti secondo regole che di fatto mascherano da stabilizzazione una vera e propria precarizzazione del loro futuro (tant’è vero che anche molti dei potenziali assunti iniziano a domandarsi se non sia meglio rimanere precari). Il meccanismo pare somigliare, in ambito pubblico, a ciò che stà alla base del jobs act: si spaccia per stabilizzazione dei precari con un contratto a tutele crescenti ciò che in realtà risulta un depauperamento dei diritti sui futuri contratti a tempo indeterminato se paragonati a quelli attuali.
Tra le situazioni che generano tale precarizzazione di fatto cito ad esempio:
  • La perdita di titolarità sulla cattedra che si occuperà
  • La possibilità CONCRETA di essere costretti a trasferirsi su altre materie, mai insegnate, a causa di suddetta perdita di titolarità a meno che non si riesca a trovare un dirigente, per così dire, “compiacente”
  • L’entrata nei famigerati “albi territoriali” con la conseguente perdita di tutte le precedenze maturate nel corso di anni e anni di insegnamento, spesso lontano da casa, ed a costo di notevoli sacrifici
  • Il rischio, specie per chi occupa posizioni più basse delle GAE, di essere “spediti” lontano dalla provincia di iscrizione ed addirittura fuori regione (non potendo rifiutare l'incarico, pena la cancellazione dalle graduatorie)
  • La grande incognita mobilità straordinaria del prossimo anno scolastico
  • L’impotenza di fronte ad un'assunzione fuori regione e la relativa immobilizzazione, per quei docenti che, all'atto di aggiornamento delle GAE, avevano scelto una provincia senza prevedere minimamente una simile DRASTICA risoluzione del “problema” precariato
  • L'assoluta incertezza circa la sorte sul futuro lavorativo e la “logistica” delle “famiglie dimezzate” di chi è precario da una vita
L’obiettivo di riformare l’insegnamento e l’istruzione del sistema scolastico italiano al fine di perseguire livelli più alti di qualità risulta evidentemente condivisibile sul piano teorico ma pone una questione preliminare circa la sua declinazione in termini pratici: passaggio sempre assai irto di insidie, come la storia recente attesta.
Una riforma della scuola è senz'altro necessaria e doverosa ammesso però di intendersi sul significato del termine 'riforma'. Negli ultimi 25 anni, infatti, in Italia è stato sovente utilizzata questa parola per giustificare interventi ufficialmente mirati a lodevoli iniziative di progresso e cambiamento, mentre ufficiosamente puntavano a una riduzione dei diritti e alla concretizzazione di un arretramento della situazione generale in diversi settori essenziali della vita sociale, penso per esempio al lavoro (il jobs act ne è esempio) e alla formazione stessa.

Ho sempre odiato i benaltristi ma questa volta un po’ di ragione ce l’hanno: voi capite bene che qualcosa non funziona in un contesto in cui constatiamo, tutti i giorni, l’incapacità di un Paese a trattenere le sue giovani teste su cui investe con la formazione; qualcosa non funziona in un contesto in cui, ogni giorno, chi siede nelle aule scolastiche indica nell'edilizia il primo vero problema della scuola di oggi; qualcosa non funziona in un contesto in cui si dotano gli istituti di una LIM, le insegnanti di un tablet per la compilazione del registro on-line e poi manca la connessione a internet in classe, manca la carta igienica (con la conseguente perdita di tempo per organizzare la logistica di approvvigionamento tramite le famiglie), mancano o sono mal attrezzate e funzionanti le aule di informatica (non basta aumentare le ore di informatica per impararla), mancano aule di scienze attrezzate per favorire l’apprendimento anche con metodi empirici, ecc...

Tante volte si intraprendono repentinamente strade lunghe e complicate quando la soluzione potrebbe essere davvero semplice: si deve decidere se la Scuola è uno degli aspetti fondanti e fondamentali da cui ripartire, investire e rilanciare il Paese. Io dico di sì.

  • La prima vera riforma della scuola dovrebbe allora consistere nel restituire al settore della formazione risorse più adeguate (l'Italia investe l'1,9% del PIL a fronte di una media europea del 4%) e nell'avvicinare gli stipendi degli insegnanti italiani alla media europea.
  • Il secondo passo dovrebbe consistere in un ripensamento del concetto di autonomia secondo il principio dell’autogestione dell'ente scuola che non dovrebbe essere valutato da una autorità esterna ma dalla comunità che lo costituisce.
  • La terza priorità dovrebbe consistere nel superare una dispersione di materie secondarie e progetti formativi talora improbabili e tornare ad investire di più sulle materie fondamentali, quelle che incidono direttamente sulle capacità critico-cognitive, su quelle logiche e di calcolo, su quelle di analisi, comprensione e scrittura di testi.
Per queste indicazioni, non certo contenute nell’attuale DDL scuola, avrei presentato un ODG per impegnare l’Amministrazione a richiede il sostanziale ritiro o la completa revisione del DDL scuola. A seguito del mancato obiettivo di ritrovare una mediazione con la Maggioranza, la Minoranza ha presentato un ODG simile che ho deciso comunque di approvare.

Non siamo in una situazione normale, nel senso che non sarebbe fisiologico proporre ODG contrari a provvedimenti proposti dal Governo sostenuto dallo stesso partito con cui si amministra la città. Ma questa anomalia è la conseguenza di un'anomalia ancora più grande, ossia quella dello stravolgimento del mandato ricevuto dagli elettori riguardo settori importanti come la scuola, il lavoro e le regole fondamentali della democrazia, seguendo una linea che appare più vicina alle idee di Forza Italia e della destra piuttosto che a quelle che dovrebbero essere le posizioni di un centrosinistra popolare.

mercoledì 1 aprile 2015

Salgo sul carro il primo d'aprile!

Da oggi ho deciso: SALGO SUL CARRO! Credo nei cambi di verso, nelle rottamazioni. Credo nell'approvazione, a colpi di fiducia, della legge di stabilità, del decreto “sblocca Italia”, del “Jobs Act”, e della riforma costituzionale. Credo aumenteranno le tutele per tutti e porteranno moltissimi vantaggi concreti ai cittadini e lo snellimento della macchina burocratico-amministrativa. Credo che, con la loro approvazione, vi sarà un maggior controllo degli elettori nei confronti dell’operato del Governo. 
Credo sia stato un errore contestare le modalità di svolgimento del congresso Pd e l'accordo politico finale ha dimostrato, per l’ennesima volta, non l’inamovibilità del sistema fondato su puri tatticismi di potere, ma la più alta espressione di democrazia esistente. Per cui, anche mercanteggiare un posto nelle segreterie per garantirsi appoggio alle successive elezioni, costituisce un'operazione fatta nell'esclusivo interesse di tutti i cittadini. 
Constato che il mondo fuori è cambiato e ha sorpassato vecchie logiche fatte di presentazione e inutili discussioni di Odg in seno alle assemblee: i cittadini vogliono uscire dalla palude in cui ci tengono le minoranze-gufi e necessitano di una persona autorevole che faccia per tutti e decida tutto da sola. Le Assemblee, inoltre, devono ratificare tutto velocemente senza dibattito preventivo ma, se mai, successivo. L'importante è fare, non importa come.
Credo che ogni Sindaco debba stare nel CdA di una banca affinchè politica e finanza si "contaminino" positivamente a vicenda e credo che la naturale alleanza di governo futura sia anche con Forza Italia in un Partito della Nazione: in fondo Berlusconi ha dato tanto a questa nazione. Credo di essere arrivato a un punto di svolta: da ora in poi non manifesterò assolutamente alcun dissenso sulle cose che non condivido, sia in seno al partito che alla maggioranza...
Ahahahahaha!!! PESCE D'APRILE!!!

venerdì 6 marzo 2015

Ad Asti "SI deLIBERA L'AMORE"!


Milano, Napoli, Genova, Pisa, Perugia, Reggio Emilia, Alessandria, Bagheria, Niscemi, Palermo, Siracusa, Roma, Bari, Cagliari, Barletta, Ivrea, Voghera, Rivoli, Foligno, Arcore, Taormina, Monza, L’Aquila, Buccinasco, Viareggio, Cogoleto, Scandicci, Spello, Rimini, Campello sul Clitunno, Celle Ligure, Calamandrana e potrei continuare così per qualche altro centinaio di comuni più o meno grandi che hanno già istituito il Registro delle Unioni Civili. Si dice che un lungo cammino inizia sempre da un piccolo passo ma finalmente le gambe, come avete potuto sentire, stanno diventando molte.

I muri che ostacolano i cambiamenti di civiltà sono sempre costituiti da piccoli mattoncini e Asti, questa sera, deve fare la sua parte e togliere il suo. E’ fresca la discussione sul bilancio e sull’impossibilità di fronteggiare bisogni con la contemporanea riduzione di risorse dallo Stato centrale. Noi amministratori locali lo proviamo sulla nostra pelle: sappiamo bene che dovrebbe essere il Parlamento a seguire i bisogni e le necessità dei cittadini mentre accade sempre più spesso che siano i cittadini (e le istituzioni ad essi più vicine) a dover far fronte alle nuove (e a volte anche alle vecchie) esigenze. E’ allora anche grazie alla spinta dei singoli Comuni elencati a cui stasera vorremmo accodarci se, proprio in questi giorni, è in discussione in commissione Giustizia del Senato una proposta di legge per giungere al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Proposta che allora oggi più che mai dobbiamo sostenere onde evitare che si blocchi a pochi metri da un traguardo storico.

Il nostro parlamento è infatti da oltre 10 anni che ha intavolato la discussione (ma i primi disegni di legge in proposito furono presentati già nel 1986) ed è l'unico tra quelli fortemente sviluppati dell'Europa continentale a non aver dotato il Paese di una legge che riconosca stessi diritti per tutte le coppie, una legge che dia dignità ad una forma di unione affettiva che ha già ricevuto il pieno riconoscimento della società civile ed attende solo il riconoscimento istituzionale. Poichè siamo NOI gli Amministratori maggiormente a contatto con questa società civile e siamo Amministratori di una comunità intera, non di una parte di essa, abbiamo il dovere non solo di sollecitare il livello nazionale, ma anche e soprattutto di rendere NOI concretamente Asti una città civile e dobbiamo farlo mettendo nero su bianco l'eliminazione delle discriminazioni e diseguaglianze riguardanti le coppie legate da vincolo affettivo.

È proprio sulla scia del motto repubblicano francese "libertè, egalitè, fraternitè", che lo scorso Consiglio abbiamo messo nero su bianco, all'interno del regolamento comunale, il principio della fraternità. Oggi vorremmo parlare anche dei principi di libertà ed uguaglianza: la libertà secondo cui ognuno di noi può decidere come rendere pubblico il proprio status personale e l’uguaglianza perchè non parliamo di diritti speciali per qualcuno, ma degli stessi diritti per tutti.

Ciò che vorremmo fare oggi è quindi rendere più evidente sia dal punto di vista simbolico che pratico, un atto, un'iniziativa amministrativa che abbiamo fortemente voluto e che serve sostanzialmente a parificare, almeno sotto il profilo dei rapporti e servizi offerti dal Comune di Asti, le coppie di fatto non sposate legate da vincolo affettivo.

Qualcuno in buona fede potrebbe chiedersi: è compito nostro? Serve? A chi e a quanti serve? Oppure è il classico provvedimento che fa chic e non impegna? Cercherò di rispondere ad alcune di queste domande.

È compito nostro?

Una moltitudine di organi e testi giuridici e non hanno più volte espresso giudizi favorevoli al riconoscimento delle coppie di fatto: lo hanno fatto la Costituzione (art.2), la Corte Costituzionale, la Corte di Cassazione, il Parlamento europeo, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (art.1), la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Premesso ciò, la creazione di un nuovo status personale è però certo spettare al legislatore statale così come riconosciuto in una sentenza della Corte Costituzionale. Nonostante ciò è riconosciuta al Comune la possibilità di operare in materia per le finalità ad esso assegnate dall'ordinamento; Il Comune di Asti, anche alla luce del Decreto Legislativo n. 267/2000, ha pieno titolo ad operare, nell'ambito delle proprie competenze, per promuovere pari opportunità per le unioni di fatto, favorendone l'integrazione sociale e prevenendo forme di disagio e diseguaglianza di trattamento, con particolare riferimento alle persone anziane e alle forme di discriminazione fondate sull'orientamento sessuale; Questo non lo dice il Consigliere Aceto: lo dice già oggi la legge e la giurisprudenza.

Serve?

Per garantire all'istituzione del Registro delle Unioni Civili una valenza pratica, alla sua approvazione dovrà contestualmente sommarsi la cura delle redazioni degli atti comunali futuri e il controllo ed eventuale ammodernamento dei regolamenti attualmente vigenti.  Sotto questo profilo ci risulta che il Comune di Asti abbia già eseguito spontaneamente, tramite Assessorati e Uffici e anche grazie a questa nostra iniziativa, un attento lavoro di controllo di atti e regolamenti comunali riscontrando misure soddisfacenti di prevenzione di ogni forma di discriminazione per le famiglie anagrafiche. Chiediamo che questo lavoro, da ora in avanti, riguardi anche le coppie di fatto e mettere nero su bianco questa richiesta serve a rendere un diritto realmente riconosciuto ciò che invece oggi è affidato semplicemente all'attuale buonsenso di alcuni.

A chi serve?

Spesso quando parliamo di Unioni di fatto il pensiero di molti, a dimostrazione dell’immaturità della società in cui viviamo, corre subito all’unione tra due persone dello stesso sesso. Ricordiamoci che questo è un provvedimento che non riguarda solo “la comunità LGBT” (che è un termine che personalmente odio perché intrinsecamente contiene un fattore di discriminazione). Ne beneficeranno bensì tutti i maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, legati da vincolo affettivo, coabitanti ed aventi dimora abituale nel Comune di Asti.

Se avete notato fino ad ora non ho mai parlato di famiglia e invito anche voi a non farlo poiché quello di cui stiamo disquisendo nulla ha a che vedere con l’oggetto dell’articolo 29 della Carta Costituzionale né con l’ambito religioso che ancora qualcuno si ostina ad utilizzare strumentalmente per giustificare in realtà la propria omofobia. Vi prego di rimanere concentrati sul reale oggetto di discussione che sono i diritti, i diritti come reale affermazione di uno stato laico che nulla vuol sottrarre al credo religioso e a convenzioni da tempo radicate nella nostra società.

Istituire ad Asti il Registro delle unioni civili consentirà infatti di andare oltre i diritti del singolo cittadino, riconoscendo alla coppia, soprattutto a quella che oggi non avrebbe alcuna maniera e possibilità di esprimere il proprio status, quel vincolo affettivo che, al pari delle altre forme legittimate di unioni, rafforza il valore di essere e sentirsi parte della comunità astigiana.

Con l’intento di celare una contrarietà ideologica di fondo argomentandola con valutazioni numeriche e insinuando il dubbio della demagogia da parte di chi è invece favorevole, qualcuno potrebbe essere tentato di distogliere l’attenzione dall’importanza del gesto politico. E potrebbe farlo disquisendo, per esempio, su quanto questo strumento amministrativo sia usato là dove è già stato adottato. Ebbene vi prego di non cadere in tentazione perché siamo perfettamente coscienti che i numeri non saranno grandi, semplicemente perché grandi non sono i benefici che ne derivano essendo molto limitati gli ambiti di applicazione a livello comunale. Quand'anche però dovessimo garantire, col nostro provvedimento, i diritti, la dignità e il fondamentale riconoscimento del vincolo affettivo anche solo ad una singola coppia in tutto l’astigiano, ebbene io mi sentirei enormemente orgoglioso e onorato di averlo permesso e, ove possibile, di averlo fatto assieme a voi.

Vorremmo oggi contribuire a un'Italia unita nei diritti civili e speriamo, se possibile, che lo sia in futuro anche per quelli politici. Saremo una società realmente civile quando, anziché incontrarci per dibattere di accettazione e arginamento delle diversità, ci ritroveremo semplicemente per prendere atto e recepire le naturali uguaglianze.

giovedì 5 marzo 2015

Presentazione ODG sul Bilancio Previsionale 2015


Apro la presentazione dell’ODG con un ringraziamento all’ex Assessore al Bilancio Bianchino, alla Giunta e agli Uffici per l’impegno profuso nella redazione di un bilancio previsionale 2015 entro quello che dovrebbe essere il suo naturale termine anziché entro la metà dell'anno. Tutta l’Amministrazione e la maggioranza devono sentirsi orgogliose di questo risultato: probabilmente sarebbe stato politicamente più comodo e vantaggioso procedere fino ai termini consentiti dalla legge in regime provvisorio (in dodicesimi) per poter disporre di maggior risorse almeno nei primi mesi dell’anno ma RESPONSABILMENTE si è fatta una scelta a nostro avviso più ortodossa.

Nel limite dell’incertezza normativa dovuta alla redazione del previsionale quando ancora non era stata approvata la legge di stabilità 2015, nel limite dell’incertezza (e con la consapevolezza della sicura riduzione) di quelli che saranno i trasferimenti definitivi da Stato e Regione, nel limite dell’incertezza dei trasferimenti della Fondazione C.R. Asti in seguito alla variazione della loro tassazione, nel limite della straordinarietà del periodo socio-economico in cui viviamo, è stato comunque chiuso e approvato un bilancio che ha giustamente costretto l’intera Maggioranza e l’intero Consiglio Comunale a fare delle riflessioni soprattutto per le ripercussioni dei conti approvati su alcuni settori per noi politicamente strategici come il sociale, l’istruzione e la cultura sui quali, lo ricordiamo, si è abbattuta una parte della scure della diminuzione di 6,4 mln di euro di risorse correnti rispetto al consolidato 2014.

Se le ristrettezze economiche hanno sicuramente enormi difetti, oltre a stimolare necessariamente le idee, come dice l'Assessore Cotto, hanno anche il piccolo merito di aver costretto TUTTI ad addentrarsi, in maniera ulteriormente approfondita, nei meandri del bilancio comunale.

Collegialmente e nel rispetto delle sensibilità di tutti i gruppi di maggioranza l'Amministrazione è giunta alla sintesi approvata, comprensiva degli emendamenti accolti con favore e di cui ringraziamo la minoranza. Devo sinceramente e francamente affermare che non può essere una soluzione che entusiasma particolarmente ciascuno di noi a causa della coperta troppo corta e piena di buchi che qualcuno evocava. Nonostante ciò abbiamo dotato nei tempi corretti la macchina comunale di uno strumento finanziario su cui basare il proprio lavoro compatibilmente con le risorse disponibili. Considerata l’attuale carenza di risorse disponibili, l’approvazione della previsione 2015 non può assolutamente essere considerato un punto di arrivo per lo strumento finanziario che regola la macchina Comunale, ma un punto di partenza: tale strumento necessiterà di un continuo MONITORAGGIO durante il corso dell’anno e di una tempestiva RIMODULAZIONE all’estinzione delle incertezze pocanzi elencate o al reperimento di risorse aggiuntive.

Risorse aggiuntive che potrebbero derivare anche dal recepimento di importanti contributi della minoranza come l’istituzione di una apposita commissione sulla gestione ASP, l’ottimizzazione del trattamento rifiuti e la realizzazione di campagne di informazione sulla raccolta differenziata, la bollettazione di acqua e rifiuti ai campi nomadi, ecc...

Vorremmo quindi che non fosse travisato lo scopo con il quale viene presentato questo ODG che non può e non deve fungere, passatemi l’espressione, da “foglia di fico” rispetto alle criticità di questo bilancio di cui siamo perfettamente consapevoli, ma è presentato con lo scopo di investire la Giunta di ulteriore responsabilità tracciandogli anche la strada da seguire, non tra un mese ma già da domani, per tentare di recuperare quelle risorse che nostro malgrado mancano, così come del resto la stessa minoranza in consiglio ha evidenziato, da indirizzare prioritariamente ai settori Cultura, Istruzione e Servizi Sociali. 

Di povertà e diseguaglianza socio-culturale oggi non parla più nessuno. Forse perché non fanno marketing, non fanno moda, non entrano nella testa della gente. Averne parlato per molte serate ci rende merito e tentare di aggredirle ulteriormente, anche grazie all’ausilio di questo ODG, vuol dire cercare di preservare quella coesione sociale di cui ha palato l’Assessore Parodi e in questa situazione emergenziale non è solo una scelta politica prioritaria, ma fondamentale e coraggiosa.

Esorto quindi la Maggioranza, una volta approvato l’ODG e se si rendesse necessario, a usare ulteriore coraggio per l'immediato futuro quando si tratterà di effettuare le NOSTRE ulteriori scelte politiche di centro-sinistra con le variazioni di bilancio.

Una cosa mi ha personalmente colpito negli scorsi mesi: dalle commissioni consiliari a cui ho partecipato (propedeutiche alle serate sul bilancio), mai mi sarei aspettato di ricavarne, oltre ad un accrescimento sotto il profilo tecni-culturale-conoscitivo, anche un accrescimento sotto il profilo umano: la partecipazione e il coinvolgimento, anche emotivo, di Assessori, Dirigenti e dipendenti comunali sono sintomo delle criticità con cui dobbiamo confrontarci. In questo senso la mia solidarietà e vicinanza va anche quindi a dirigenti e impiegati comunali che devono operare in questo stato di cose e rivolgo a tutti (maggioranza, minoranza, dirigenti e dipendenti) una mia (non politica ma) personale richiesta di RESPONSABILITA’, responsabilità che noi Consiglieri possiamo usare stasera, indipendentemente dall’appartenenza politica, per approvare unanimemente questo ODG.

venerdì 23 gennaio 2015

Io non c'entrodestra


Il Pd, i cui principi ho sposato in maniera entusiastica qualche anno fa, non è più la stessa cosa.
Considerato il mio breve percorso politico non posso certamente affermare che prima fosse migliore: probabilmente aveva grossi limiti ma appariva ai miei occhi quantomeno perfettibile e per quello scopo mi ero messo a disposizione.
Il "cambiaverso" mi ha invece regalato esperienze dirette poco edificanti come il congresso del 2013 e un passaggio di sola andata da osteggiatore del Berlusconismo a sostanziale "alleato" di Brunetta e Verdini.
I dubbi son cresciuti esponenzialmente con il filotto di cumuli di cariche, politicamente e statutariamente discutili, dei massimi rappresentanti politico-istituzionali del Pd locale e nazionale.
Speravo si trattasse di una fase transitoria, invece le primarie liguri generano in me l'ulteriore dubbio di una deriva verticistica che basa le sue fondamenta su un vero e proprio "sistema" anziché sulle normali dinamiche democratiche di un Partito.
In questo senso il netto calo di tesseramento del Pd locale non può che essere un tassello del mosaico del "sistema" che speriamo non viri pericolosamente verso un Nazareno locale i cui effetti collaterali potrebbero riconsegnare, magari anche con l'ausilio di una deprecabile "manina", persino l'amministrazione della città al centrodestra attualmente stranamente quiescente.
Il senso di responsabilità prevale, ma esiste nel Pd una questione morale grossa come una casa e non volerla affrontare, anche a livello locale, potrebbe condurmi a non poter proprio più giocare nella stessa squadra.

P.S. "La Nuova Provincia" di oggi 23/01/2015 riporta in calce un grosso errore: NON sono assolutamente di area renziana.