venerdì 4 settembre 2015

8 referendum per tornare a contare


L’Associazione “Possibile” ha depositato lo scorso 16 luglio, presso la Corte di Cassazione, ben 8 quesiti referendari per dire no alla riduzione di democrazia della legge elettorale (l'Italicum), alle trivellazioni in mare del decreto Sblocca Italia, ai licenziamenti illegittimi e ai demansionamenti della riforma del lavoro (il Jobs Act) e al preside-manager della riforma "Buona Scuola".

L’idea è quella di condividere con i cittadini una serie di quesiti su questioni cruciali secondo la nostra Costituzione: temi fondamentali che riguardano concretamente la vita del nostro Paese. Non basta infatti lamentarsi di ciò che fa la politica ma si può e si deve fare di più: firmando gli 8 quesiti referendari gli italiani potranno nuovamente scegliere, potranno riappropriarsi fattivamente di una democrazia che ci sta sempre più sfuggendo di mano.
La consultazione referendaria consentirebbe di restituire loro la sovranità che hanno smarrito rispetto a un Parlamento che ha compiuto, spesso con l’utilizzo del voto di fiducia richiesto dal governo, scelte mai contenute in alcun programma elettorale, neppure in quello di Renzi all'epoca della candidatura a segretario del suo partito, e su cui mai era stato chiesto il voto ai cittadini. Pensiamo che gli elettori debbano potersi esprimere almeno dopo: per poterle cancellare o modificare.

Una campagna popolare, aperta a tutti, partecipata, che parte finalmente dal basso perché i referendum sono di tutti quelli che li firmano. Se ognuno farà la propria parte e tutti avranno voglia di mettersi in gioco, allora si riuscirà a raggiungere l'obiettivo delle 500.000 firme entro il 30 settembre: solo così i referendum potranno essere indetti già nel 2016, accorpandoli alle amministrative e quindi senza ulteriori costi per la collettività; in caso contrario, se ne riparlerebbe tardivamente nel 2017 con le parti errate delle riforme già in piena attuazione.

Una mappa con tutti i banchetti e i comuni attivi per la raccolta firme è consultabile su http://referendum.possibile.com/mappa-eventiI residenti nella provincia di Asti potranno comunque sostenere la campagna referendaria recandosi a firmare presso l'URP del Comune di residenza (controllando la reale attivazione sulla precedente mappa) o in quello di Asti, in Piazza San Secondo, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 12 e martedì e giovedì pomeriggio dalle 15.30 alle 17.30.
Si potrà firmare anche presso i banchetti che verranno organizzati in città, presso i Portici Anfossi di Piazza Alfieri, prevalentemente nei giorni di mercato (mercoledì, sabato) e la domenica.

La raccolta firme si sta svolgendo in tutta Italia nel silenzio assordante dei media e per questo c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Chiunque volesse quindi contribuire, in qualunque maniera, all'organizzazione e alla raccolta delle firme può scrivere a astipossibile@gmail.com. Si tratta anzitutto di una questione democratica: la scelta appartiene al popolo.

Ma entriamo nel merito delle proposte referendarie:


LA LEGGE ELETTORALE. Soltanto una legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri eletti, con proposte chiaramente alternative, potrà riportare gli elettori alle urne (il 50% degli aventi diritto oramai non si reca più a votare) e garantire che le scelte successivamente compiute in Parlamento siano frutto degli impegni assunti con il programma elettorale. L’Italicum, la nuova legge elettorale che entrerà in vigore nel luglio 2016, va in tutt’altra direzione: lascia ai partiti la scelta della gran parte degli eletti; consente a chi arriva primo di ottenere comunque una maggioranza ampia, anche se il suo risultato è stato modesto; determina la formazione di un partitone di governo con tanti partitini di opposizione, frammentata (per legge) e così incapace di rappresentare un’alternativa. Per questo riteniamo che l’Italicum vada abrogato, secondo quanto prevede il secondo quesito referendario. Ciò è possibile perché rimarrebbe comunque applicabile il Consultellum (che non è il sistema migliore, ma certamente è conforme alla Costituzione, essendo risultato da una decisione della stessa Corte costituzionale), consentendo di approvare davvero una legge che assicuri la possibilità di scegliere i propri rappresentanti favorendo la possibilità di una stabile azione di governo (come avverrebbe con il Mattarellum nella versione che vigeva, fino al 2005, per il Senato). In ogni caso, riteniamo che almeno un punto vada certamente cancellato dall’Italicum: i capilista bloccati (privilegiati fidati del capo) e la loro possibilità di candidarsi anche in dieci collegi (come se avessero il dono dell’ubiquità). Ciò è possibile con il primo quesito referendario.


LA RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL'ECONOMIA. Da tempo auspichiamo l’affermazione di una nuova concezione dell’ambiente e dell’economia, in grado di collegare questi elementi in uno sviluppo sostenibile e virtuoso. Proprio l’opposto di quanto avviene con lo Sblocca-Italia e con alcuni provvedimenti presi in precedenza e ispirati a un’idea di sviluppo del tutto datata e nociva per il benessere dei cittadini. Ne sono una dimostrazione palese le trivellazioni. Quelle in mare, a fermare le quali è mirato il terzo quesito. Ma anche le trivellazioni in generale, che sono state definite strategiche così da poter utilizzare tutta una serie di procedure derogatorie, spesso latrici di abusi e corruzione. Ecco, quindi, che il quarto quesito, vuole superare tutto questo. Ma la questione delle deroghe e “semplificazioni” procedurali viene da lontano, dalla particolare attenzione per le grandi opere, che abbiamo visto portare a grandi episodi di corruzione e malaffare. Per questo riteniamo sia da superare la politica delle grandi opere e delle procedure in deroga. Servono procedure semplici ma uguali per tutti e in grado di consentire gli adeguati controlli (anche questi uguali per tutti). A questo mira l’abrogazione della legge obiettivo con il quinto quesito.


LA TUTELA DEL LAVORO. Il lavoro non è, per la nostra Costituzione, un elemento qualunque, ma il fondamento della nostra Repubblica. È la stessa base della cittadinanza e di una reale uguaglianza. Per questo esso ha avuto una particolare tutela soprattutto dal 1970. Si tratta di tutele che devono essere adeguate e rese più coerenti con le nuove esigenze del mercato prevedendo un reale contratto a tutele crescenti. Tuttavia con il jobs act sono state ulteriormente diminuite le garanzie già ridotte dalla riforma Fornero e è stato previsto un contratto – non unico, come invece avrebbe dovuto essere – a tutele crescenti male e poco. Per questo con il sesto quesito si intende eliminare la nuova disciplina sul demansionamento, che contrasta con la protezione della dignità e della professionalità del lavoratore e con il settimo quesito restituire la tutela dai licenziamenti compiuti in violazione della legge.
LA SCUOLA. La scuola è il primo momento di formazione dei cittadini. È attraverso l’istruzione che si forma un cittadino libero e consapevole. La scuola deve essere pluralista, aperta, basata su una piena libertà di insegnamento. Deve rappresentare una comunità di persone libere e uguali nella differenza delle loro funzioni. La legge di riforma della scuola appena approvata dal parlamento va in tutt’altra direzione: acuisce le disuguaglianze sociali, rompe il concetto di comunità, minaccia la libertà di insegnamento e il pluralismo. Si tratta di un sistema da ripensare interamente ma che risulta avere la sua cifra caratterizzante nella individuazione di un preside-manager che “capeggia” tutta la comunità, a partire dal suo potere di chiamata diretta, rompendo così quei fondamenti ai quali abbiamo fatto riferimento. Per questo l’ottavo quesito riporta il dirigente scolastico al suo ruolo, che non è certo quello di un manager, e mira a riportare un significato di uguaglianza, pluralismo e di comunità.

Ulteriori informazioni e approfondimenti sono disponibili sul sito web http://referendum.possibile.com

Clemente Elis Aceto
Consigliere Comunale Indipendente

martedì 25 agosto 2015

Presidenza Asp: pubblicare i numerosi curricula pervenuti


Dopo la pubblicazione dell’avviso di ricerca per un componente del CdA Asp, risulta che siano pervenute al Comune numerose dichiarazioni di disponibilità.

Ora riteniamo opportuno proseguire sulla strada della trasparenza, come già avevamo sollecitato in occasione delle dimissioni del presidente Paolo Bagnadentro: il Comune pubblichi sul proprio sito i nomi e i curricula dei cittadini disponibili a ricoprire la carica di consigliere o presidente in seno al CdA della più grande e strategica partecipata degli astigiani, carica che ricordiamo essere remunerata con un compenso tra i 10mila e 32mila euro annui.

Ancora una volta ribadiamo che tale scelta andrà fatta seguendo principi quali il merito e la competenza, lasciando ad altri tempi e ad altri schieramenti le selezioni basate sul colore politico.

Asp è un’azienda di servizi al cittadino e se è vero che al suo interno i rappresentanti dei cittadini devono avere un ruolo di garanzia, è altrettanto vero che questo non consente al Comune di sorvolare sull’indipendenza e sull’autorevolezza né dei consiglieri, né tanto meno del suo presidente.

Clemente Elis Aceto (indipendente),
Riccardo Fassone ed Enrico Panirossi (Partito Democratico),
Consiglieri comunali - Asti

giovedì 30 luglio 2015

Modalità trasparenti e meritocratiche per gli incarichi pubblici


Appresa dagli organi di stampa la notizia delle dimissioni del presidente dell’Asp Paolo Bagnadentro, cogliamo l’occasione per congratularci con lui per l’ottimo lavoro svolto in questi due anni e otto mesi. Gli auguriamo di trascorrere innumerevoli futuri momenti felici assieme alla sua famiglia.

In qualità di consiglieri comunali, ne approfittiamo per effettuare una riflessione sulla nomina del futuro presidente della più importante e strategica società partecipata del comune di Asti, ed in generale sulle modalità di selezione dei candidati agli incarichi pubblici che questa e le future Amministrazioni astigiane dovranno adottare.

Le nomine che attendono il Comune di Asti, tra cui anche quella del nuovo presidente Asp, dovranno a nostro parere avvenire all'insegna della trasparenza e della meritocrazia. Invitiamo pertanto il Sindaco ad affrontare questa fase attraverso il meccanismo della selezione per meriti e capacità, offrendo a chi è in possesso dei requisiti gli strumenti necessari a candidarsi, e ai cittadini una procedura trasparente per seguire le fasi di selezione.

In una fase in cui la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni è ai minimi storici, è necessario dimostrare la capacità della politica di saper affidare ruoli chiave a figure di comprovata competenza. Questa potrà inoltre essere l’occasione per riaffermare l’indipendenza di cariche ed enti, introducendo ove necessario norme che indichino con chiarezza le incompatibilità tra mandati pubblici, ruoli politici e cariche all’interno delle grandi forze economiche.

I Consiglieri comunali
Aceto - Fassone - Panirossi

4 Temi | 8 Sì - La Sovranità appartiene al Popolo


Lo scorso 16 luglio, presso la Corte di Cassazione, sono stati depositati ben 8 quesiti referendari riguardanti la legge elettorale (l'Italicum), il blocco delle trivellazioni in mare del decreto Sblocca Italia, la riforma del lavoro (il Jobs Act) e il preside-manager della riforma "Buona Scuola". Si tratta, come evidente, di questioni cruciali, di aspetti fondamentali secondo la nostra Costituzione. Ulteriori informazioni e approfondimenti sono disponibili sul sito web referendum.possibile.com

Il Comitato "Asti POSSIBILE", con la collaborazione trasversale di alcuni Consiglieri Comunali, si è adoperato per attivare la raccolta firme nel Comune di Asti. Da questa settimana e fino alla fine di settembre sarà infatti possibile sostenere la campagna referendaria recandosi a firmare presso l'URP del Comune di Asti, in Piazza San Secondo, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 12 e martedì e giovedì pomeriggio dalle 15.30 alle 17.30.
Si potrà firmare anche presso i banchetti che verranno organizzati in città, presso i Portici Anfossi di Piazza Alfieri, prevalentemente nei giorni di mercato. Ove possibile, si procederà anche alle formalità per l'attivazione della raccolta firme nei Comuni della Provincia, della quale si farà altrettanta informazione e promozione.

L’idea è quella di condividere con la Città una serie di quesiti sui temi fondamentali della vita politica del nostro Paese. La sfida referendaria consentirebbe di restituire ai cittadini la sovranità che hanno smarrito rispetto a un Parlamento che ha compiuto, spesso sotto la minaccia del voto di fiducia richiesto dal governo, scelte mai contenute in alcun programma elettorale e su cui mai era stato chiesto il voto ai cittadini. Pensiamo che gli elettori debbano potersi esprimere almeno dopo: per poterle cancellare o modificare.

Una campagna popolare, aperta a tutti, partecipata, che parte finalmente dal basso. Se ognuno farà la propria parte e tutti avranno voglia di mettersi in gioco, allora si riuscirà a raggiungere l'obiettivo delle 500.000 firme entro il 30 settembre: solo così i referendum potranno essere indetti già nel 2016; in caso contrario, se ne riparlerebbe tardivamente nel 2017.
Chiunque volesse contribuire all'organizzazione della raccolta firme può scrivere a astipossibile@gmail.com.
Si tratta anzitutto di una questione democratica: la scelta appartiene al popolo.

lunedì 13 luglio 2015

BattiQuorum - Votare deve essere importante per chi lo fa


L'audiointervento in Consiglio Comunale

Chiacchierando, leggendo e confrontandomi sul "Quorum Zero" ho sostanzialmente ascoltato due scuole di pensiero:

La prima: recependo il quorum zero corriamo il rischio di incamminarci in un sentiero volto a “delegittimare l’azione politica”, un sentiero che conduce in un’agorà in cui rischia di vincere chi urla di più, mentre dovrebbe scegliere chi ha già vinto perché si è sottoposto al “bagno elettorale”. 

Io non concordo: recependo il quorum zero non delegittimiamo l’azione politica, casomai MODIFICHIAMO le dinamiche dell’azione politica: se io amministratore so che una decisione può essere sottoposta all'opinione dei cittadini attraverso lo strumento del referendum mi adopererò PRIMA per un’ampia condivisione dei miei progetti contribuendo così ad aumentare il grado di partecipazione oggi ridottasi a bassissimi livelli. Ci dovremmo interrogare poi se la logica del “vince chi urla di più” sia valida solo per i referendum o anche a proposito dell’elezione dei rappresentanti istituzionali che si sottopongono al cosiddetto “bagno elettorale”. Poi perché se i cittadini devono dare mandato di rappresentanza a noi può bastare meno del 50% degli aventi diritto mentre se si devono esprimere loro devono essere più del 50% degli aventi diritto? Se avessimo un quorum anche per le elezioni dei rappresentanti le ultime elezioni non avrebbero espresso eletti e il fatto che invece li abbiano espressi vuol dire che sono delegittimati politicamente poiché votati da meno del 50% degli aventi diritto? Io dico di no!

La seconda: ma tu sei per una democrazia rappresentativa che si estrinseca attraverso l’azione dei corpi intermedi o per una democrazia diretta dei cittadini? Perché sono due cose in antitesi e una esclude l’altra.

Non sono così convinto che si escludano a vicenda: così come uno o più eletti potrebbero non essere d’accordo su uno o più punti del mandato di governo su cui i cittadini gli hanno conferito potere di rappresentanza, che non è una delega in bianco, anche i cittadini potrebbero non essere d’accordo su alcuni punti e vorrebbero magari potersi esprimere all'occorrenza e senza vincoli, esattamente come hanno fatto quando hanno conferito quel mandato ai propri rappresentanti.
I cittadini danno agli eletti un mandato di rappresentanza, ripeto, non una delega in bianco, se così non fosse potrebbero verificarsi delle storture. Per esempio potrebbe verificarsi che non 1,2 o 3 eletti, ma addirittura un’intera maggioranza non sia d’accordo con uno o più punti del programma elettorale sul quale hanno ricevuto mandato e quindi non attuarli. Questo fatto denoterebbe, oltre ad una evidente crisi di rappresentanza, persino una sfida alla legge dei grandi numeri!

La crisi della rappresentanza è drammaticamente percepibile, come la crisi di fiducia verso quelle comunità intermedie costituite anche dai nostri partiti politici che, vuoi per loro colpe, vuoi per colpe di chi dovrebbe ascoltarli, hanno diminuito il loro potere di incidere nei processi decisionali.

La situazione contingente vede il verificarsi del combinato disposto di una crisi di rappresentanza e di un preciso disegno di continua ed inesorabile sottrazione ai cittadini del potere di intervento nella vita pubblica: questo fatto determina uno squilibrio di poteri decisionali che fa pendere la bilancia TROPPO verso gli eletti le cui decisioni non vengono così controbilanciate né dai corpi intermedi, né dai cittadini direttamente. E' per questo motivo che, pur prediligendo e riconoscendo la centralità dei corpi intermedi nella funzione della rappresentanza democratica, in questo particolare periodo socio-economico-politico, ritengo sia altrettanto importante che gli eletti abbiano un controaltare e questo controaltare siano i cittadini che li hanno votati.

A scuola mi hanno insegnato che la democrazia è il governo del popolo.

Esempi di questa sottrazione di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e quindi di depauperamento della democrazia potrei farne a bizzeffe:

Il "Jobs Act", la riforma del lavoro
  • basti pensare al trattamento riservato ai corpi intermedi, a volte persino sbeffeggiati, rappresentati dai sindacati.
  • approvato con il ricorso al voto di fiducia da parte del Governo sotto forma di Legge delega che quindi demanda non necessariamente ad eletti le scelte definitive.

"La Buona Scuola", la riforma della scuola
  • in cui non pare che la disponibilità di dialogo coi corpi intermedi l’abbia fatta da padrone con il culmine nel voto di fiducia che ha scavalcato persino la discussione dei rappresentanti in parlamento dei cittadini

La riforma del Senato
  • realizzata da un parlamento eletto in base ad una legge dichiarata incostituzionale che determina un problema di legittimazione, non giuridica, ma quantomeno politica
  • le riforme costituzionali dovrebbero rispondere in primo luogo all'esigenza di favorire e accrescere la partecipazione dei cittadini mentre con questa riforma la si riduce (eletti non sono espressione del voto popolare).
  • le funzioni del Senato che la riforma si prefigge di realizzare: funzioni di riflessione, controllo e garanzia anche attraverso funzioni di coesione territoriale (consiglieri regionali e sindaci) sarebbero più adeguatamente svolte da un Senato in larga parte elettivo cosa che non è.

L'Italicum, la riforma elettorale
  • La nuova legge elettorale per la Camera dei deputati (L. 52 del 2015), contravvenendo a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014, ha nuovamente introdotto un sistema che impedisce, in larga misura, la scelta da parte dei cittadini dei propri rappresentati nell'unica Camera del nostro Parlamento destinata a rimanere direttamente elettiva. Spetta, infatti, ai Partiti indicare i Capolista in 100 collegi plurinominali, con la conseguenza che chi vince le elezioni, grazie al premio di maggioranza, otterrà 100 deputati su 340 indicati come Capolista e quindi sottratti alle preferenze dei cittadini; chi le perde vedrà eletti 290 deputati in proporzione ai voti ricevuti, tendenzialmente coincidenti con i Capolista». In breve: «390 deputati su 630 saranno sottratti alla libera e democratica elezione popolare alla faccia della Corte costituzionale e della Sovranità popolare.

Elezioni provinciali
  • L'avamposto territoriale della logica di diminuzione del potere di intervento nella vita pubblica da parte dei cittadini sono le elezioni provinciali: elezioni di secondo livello in cui non sono i cittadini ad eleggere direttamente i rappresentanti ma i loro rappresentanti eletti in altri Enti per fare altro.

Le leggi di iniziativa popolare
  • nel nostro Parlamento, le leggi di iniziativa popolare hanno una possibilità su 25 di diventare realtà. Gli ultimi dati disponibili negli archivi digitali delle Camere risalgono all’inizio dell’ottava legislatura, nel 1979. A partire da questa data fino alla fine del 2010, su 216 proposte di legge di iniziativa popolare depositate, solo 9 sono state approvate in via definitiva. Le altre sono ancora «in discussione» o addirittura «da assegnare alle commissioni competenti» (ovvero dimenticate per sempre negli archivi della Camera e del Senato).

Ed è con questi numeri desolanti che si misura l’ascolto che noi politici, i nostri partiti, rappresentati nelle istituzioni, danno alle istanze popolari, che pure la Costituzione prevede e sollecita.
Allora, non ci limitiamo solamente a verificare l’esistenza di una deriva autoritaria che non ci piace senza cercare di fare nulla per invertire la tendenza, ma prendiamo anche atto di una lenta e inesorabile sottrazione ai cittadini del loro DIRITTO di partecipare alla vita pubblica: se siamo noi stessi amministratori locali, con le nostre mani, ad escluderli non stupiamoci se poi alle elezioni va a votare 1 italiano su 2.

Esprimersi attraverso il voto deve tornare ad essere importante, per chi lo fa. E dannoso per chi se ne astiene che di fatto “delegherà” non ai rappresentanti, ma a chi decide di decidere, la scelta su temi importanti per la città. Naturalmente questa massa silente o indifferente fa molto comodo al potere ma danneggia la democrazia, avvilisce la partecipazione, mortifica la volontà di approfondire, svuota l’agorà.

Abbiamo oggi l’occasione di dimostrare che anche a Asti i cittadini contano. Cerchiamo di coglierla, non per timore o per convenienza, ma per sincera volontà di riconoscere il valore vero di una democrazia che ci sta sempre più sfuggendo di mano.